Ironico come sempre, ma anche sorprendentemente introspettivo. Fabio Balsamo, tra i volti più amati dei The Jackal, ha incontrato i giornalisti al photocall del BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione, dove questa sera presenterà il suo libro Fallimenti Felici.
L’attore e autore ha spiegato che la scrittura del libro ha rappresentato una sfida ben più complessa rispetto al lavoro davanti alla telecamera. “Con i The Jackal non rido mai – scherza – anche perché, per formazione, sono abituato a mantenere il controllo. Scrivere il libro è stato molto più difficile: era un linguaggio completamente nuovo, con contenuti molto intimi, personali, dove si intrecciano comicità e riflessione. È stato un lavoro durato circa un anno”.
Il tema del volume è il fallimento, un concetto che Balsamo considera parte integrante del percorso artistico. “È una cosa a cui penso continuamente. Oggi il successo sembra più facile da raggiungere, ma questo ha anche abbassato la qualità di alcune performance. Inoltre viviamo una crisi del cinema, del teatro e, più in generale, economica. Il mio è un mestiere in cui sei sempre sostituibile: arrivano persone più giovani, più brave, più belle. Devi continuare a studiare e a metterti in discussione”.
L’attore racconta come i rifiuti e i progetti sfumati abbiano contribuito alla sua crescita professionale. “Per ogni sì arrivano quasi dieci no. Tra provini e lavori mai realizzati ci sono tanti progetti che porto ancora dentro con rammarico. Ma sono proprio quelli che mi spingono a migliorarmi e a cercare nuove strade. Chi fa questo mestiere deve imparare a convivere con il fallimento più che con il successo”.
Ripensando agli inizi della carriera, Balsamo ammette che il periodo più difficile è stato quello precedente alla notorietà. “Quando ero sconosciuto ho collezionato tanti provini andati male. Entrare è stato complicato. Adesso, invece, la sfida è restare: è un altro livello di difficoltà”.
Infine, una riflessione sul diverso linguaggio tra i contenuti digitali e la scrittura. “Personalmente cerco sempre di rallentare i ritmi. Vengo dal teatro e credo che la cosa più importante sia capire davvero quello che si sta raccontando. Se non senti quello che dici, non puoi trasmetterlo agli altri. Il libro mi ha insegnato a pesare ogni parola, mentre i social impongono spesso tempi molto più rapidi. Nei The Jackal, però, abbiamo la fortuna di essere un gruppo strutturato, con competenze diverse che ci permettono di lavorare con grande equilibrio”.





















