Tempo di lettura: 4 minuti

 Quello che per mesi è stato un timore strisciante tra i vicoli di Mirabella Eclano si è trasformato nella realtà più amara: la secolare e tradizionale Tirata del Carro è stata ufficialmente annullata. L’obelisco di paglia, simbolo identitario e cuore pulsante della comunità eclanese, quest’anno non sfilerà e rimarrà chiuso nel deposito. Una decisione drastica, legata a insanabili problemi di sicurezza strutturale, che ha immediatamente innescato un terremoto politico a Palazzo di Città, con le opposizioni che chiedono a gran voce il passo indietro della maggioranza.

L’ufficialità dello stop arriva a coronamento di una crisi istituzionale e tecnica che andava avanti da mesi, culminata nella lettera aperta che l’artista-artigiano Giotto Faugno, erede di una tradizione dinastica che dura da ben 103 anni, ha indirizzato al sindaco Giancarlo Ruggiero e all’intero consiglio comunale. La missiva è giunta alla scadenza dei cinque giorni di “ultimatum” che l’amministrazione, a seguito di un tesissimo consiglio comunale aperto alla cittadinanza, aveva concesso all’ormai ex direttore artistico nel tentativo estremo di ricucire lo strappo. Una mediazione fallita su tutta la linea.

Nel testo inviato agli amministratori, Giotto Faugno ripercorre le tappe di un declino strutturale ampiamente annunciato, respingendo al mittente i tentativi della politica di addossargli la colpa del blocco. Le sue dimissioni dalla Fondazione “Il Carro”, rassegnate lo scorso 5 dicembre, non sono state un fulmine a ciel sereno, bensì un atto politico e di responsabilità: un ultimo, disperato richiamo sulla questione “sicurezza”, sollevata già da diversi anni e sistematicamente ignorata.

Secondo quanto emerso, l’atto di Faugno non avrebbe ricevuto la dovuta attenzione da parte dell’esecutivo fino a quando, poche settimane fa, non sono arrivate anche le dimissioni del presidente della Fondazione, Luigi Maffei. Quest’ultimo, stando alle ricostruzioni fatte in aula, avrebbe tentato fino all’ultimo di interloquire con il direttore artistico per trovare una quadra, ma senza disporre delle risorse e della programmazione necessarie per risolvere il problema alla radice.

Il punto di non ritorno riguarda lo stato di fatiscenza degli ultimi tre piani del Carro, la cosiddetta “Cupola”. Faugno ha svelato un retroscena emblematico della solitudine in cui gli artigiani si sono trovati a operare: “Conoscendo le tempistiche e soprattutto lo stato fatiscente degli ultimi tre piani del Carro ‘Cupola’, sei anni fa ho intrapreso in maniera del tutto volontaria, senza nessuna commissione ufficiale e senza alcun incarico pure formale, la realizzazione delle componenti della struttura e della decorazione di essa.”

Un lavoro immenso, portato avanti in solitaria per amore della tradizione. Il primo registro della nuova struttura sarebbe stato effettivamente ultimato e conservato in deposito. Tuttavia, trattandosi di un’opera monumentale che richiede una minuziosità e una complessità straordinarie, Faugno ha stimato che per completare l’intera struttura manchino ancora almeno quattro mesi di lavoro continuo. Di conseguenza, i nuovi pezzi non sono pronti per sostituire quelli vecchi e ammalorati. E le soluzioni temporanee (le “toppe” strutturali) adottate nelle ultime edizioni per permettere comunque la tirata non sono più applicabili: il rischio di un cedimento strutturale durante la festa è troppo alto.

Per questo nella ettera di Faugno si sancisce la fine – almeno temporanea – di un legame viscerale tra la sua famiglia e la città: “Con rammarico e delusione, dopo 103 anni di storia durante i quali la mia famiglia ha dedicato passione, sacrifici e cura per questa tradizione, sono giunto al momento di sospendere il mio appuntamento fisso.”

Per la comunità di Mirabella Eclano si tratta di un vero e proprio lutto culturale. La Tirata non è solo un evento folcloristico, ma l’evento attorno a cui ruota l’identità collettiva del paese. Vedere il Carro fermo al palo, smantellato o comunque inutilizzabile, rappresenta una ferita profonda per i cittadini, che ora chiedono trasparenza e risposte chiare su come si sia potuti arrivare a questo punto.