Avanzano i rumors su uno scontro tra i vertici dell’amministrazione e i direttori delle dieci Municipalità, all’origine della revoca di questi ultimi di ieri. Stamane, testimoni parlano di una tensione alta a Palazzo San Giacomo con i dieci dirigenti. Secondo alcune fonti, gli ex direttori sarebbero stati prelevati da un addetto nel cortile della sede comunale. Quindi condotti in una stanzetta del quarto piano. Lì avrebbero passato la mattinata, in attesa di essere assegnati a nuove mansioni. E restano adesso da nominare i loro successori. Sull’intera vicenda, ufficialmente non ci sono comunicazioni dal Comune di Napoli. Ma le ‘voci di dentro’ individuano in una lettera la scintilla delle ostilità.
LA NOTA DEI DIRETTORI DI MUNICIPALITÀ
La nota protocollata porta la data del 10 luglio, ed è firmata dai dieci direttori. Destinatari sono il sindaco Gaetano Manfredi, il suo capo di gabinetto, l’assessore al Decentramento, Teresa Armato. E poi ancora Direttore Generale, Segretario Generale, Avvocato Generale del Comune, nonché il Servizio Coordinamento delle Municipalità e Decentramento. Nella nota visionata da Anteprima24, i direttori municipali fanno riferimento al parere richiesto da Manfredi alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Oggetto: la spesa per gettoni di presenza erogati ai consiglieri municipali partecipanti alle commissioni consiliari. Un tema all’attenzione della Procura regionale della Corte dei conti, con un’indagine esplosa nei mesi scorsi (titolare il vice procuratore generale Ferruccio Capalbo). La circostanza non è secondaria. Con delibera depositata il 18 maggio scorso, la sezione di controllo dichiara “oggettivamente inammissibile” la richiesta di parere del sindaco. Motivo: “L’attività interpretativa sollecitata (…) interferisce in modo evidente con le funzioni giurisdizionali attribuite ad altri plessi magistratuali“. Cioè, l’indagine coordinata della Procura erariale, delegata alla Guardia di finanza di Napoli.
Ciò nonostante, nell’articolata risposta dei magistrati i direttori rilevano alcuni importanti principi giuridici. “In particolare – scrivono -, emerge la circostanza che – diversamente da quanto prospettato dall’Amministrazione con la richiesta di Parere – non è dovuto il riconoscimento del gettone di presenza in costanza di Commissioni tenutesi in difformità alle previsioni puntali dell’articolo 65 pro tempore vigente del Regolamento delle Municipalità”. Da questo discenderebbe “che le somme percepite dai singoli consiglieri municipali in costanza della fattispecie cennata (articolo 65 regolamento municipalità, ndr) costituiscono indebito oggettivo”. Ai sensi del Codice civile, sostengono i direttori, troverebbe dunque applicazione “l’istituto della ripetizione delle somme percepite e non dovute”. In sostanza: il Comune sarebbe legittimato a chiedere la restituzione dei compensi ai consiglieri. E la Corte dei conti sarebbe stata chiara, bocciando l’ipotesi del Comune sull’opportunità di non farlo. “Sull’argomento – aggiunge appunto la nota -, la Corte non ha ritenuto di apprezzare le considerazioni a sostegno della tesi proposta in via gradata nella richiesta di parere, secondo la quale «l’Amministrazione [può], sulla base di un bilanciamento degli interessi pubblici e privati coinvolti, astenersi dall’agire in ripetizione, ritenendo […] legittimamente acquisite le somme percepite al patrimonio degli amministratori»”.
Sulla base di tali argomentazioni, e “nell’ottica della tutela degli interessi patrimoniali dell’Ente”, i direttori reputano “necessario attivare le conseguenti procedure“. Il tutto è tradotto con l’annuncio di far partire “con immediatezza” le lettere di messa in mora ai consiglieri municipali, nei casi “che abbiano percepito gettoni di presenza per sedute di commissione svolte in difformità” del Regolamento delle Municipalità. Una mossa da effettuare “anche ai fini dell’interruzione dei termini prescrizionali”. La tagliola della prescrizione decennale, infatti, incombe per l’anno 2016. La nota manifesta la volontà di continuare “contestualmente le attività istruttorie relative alle annualità successive“, oggetto “nel più breve tempo possibile, di analoghe intimazioni”. E insieme alla “trasmissione dei citati atti, si procederà a formalizzare le connesse segnalazioni ai sensi” di legge. Nella sua risposta, la sezione di controllo richiamava di fatti “l’obbligo di segnalazione alla Procura contabile” in capo ad Amministrazione e dirigenti, per le ipotesi di responsabilità erariale conseguente a percezione dei compensi. Ma quattro giorni dopo la nota è precipitato tutto. La colpa? Sarebbe di una ‘divergenza di vedute’, come si dice in questi casi.




















