Vertenza Zenita Group, stamattina nuovo presidio dei lavoratori a Napoli. Stavolta la manifestazione si è tenuta sotto gli uffici della giunta regionale al Centro Direzionale, in occasione dell’incontro all’assessorato al Lavoro con sindacati, Rsu e direzione aziendale. Al centro della vertenza, la chiusura della sede di Napoli e il trasferimento dei 120 lavoratori tra le sedi di Roma e Salerno della società del settore information technology. “Non c’è un tavolo di crisi avviato formalmente – chiarisce ad Anteprima24 l’assessore regionale al Lavoro, Angelica Saggese -, c‘è una preoccupazione dei lavoratori rispetto ad un annuncio che l’azienda ha fatto, ma in realtà l’azienda non ha neanche presentato ancora un piano industriale, quindi la richiesta che noi abbiamo fatto a Zenita Group è sicuramente quella di presentare il piano industriale ed è un problema che riguarda chiaramente il livello nazionale”. La riunione odierna si è svolta su richiesta dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. “Siccome ci hanno sollecitato – dichiara Saggese -, in tal senso sicuramente scriveremo anche noi al Mimit, così come hanno fatto in altre regioni d’Italia, affinché convochi questo tavolo nazionale, in modo che possano spiegarlo il piano industriale”. L’assessore riferisce che “l’azienda pensa di investire in Campania, quindi deve far capire bene in che direzione va l’investimento”. Saggese auspica che tutto “si chiarisca in senso positivo e quindi non si apra il tavolo di crisi, ma che invece questa storia diventi un’opportunità di investimento per la regione”. Al momento, le parti appaiono ancora distanti.
“Zenita Group con la scusa di mettere in atto una procedura di trasferimenti collettivi – sostiene Adele De Cocco della segreteria Fiom Cgil di Napoli -, ha solo l’obiettivo di effettuare licenziamenti. Dire che chiude la sede di Napoli e trasferisce i lavoratori, vuol dire mettere in conto che alcuni andranno via perché non potranno trasferirsi giornalmente dall’abitazione alla sede di lavoro”. Secondo la Fiom, “Zenita group è tenuta a restare sul territorio, ha utilizzato fondi pubblici per un progetto di ricerca e sviluppo che la impegna a rimanere presso l’unità produttiva di Napoli non solo per la durata del progetto, ma anche per i successivi cinque anni”. E quanto alla Regione Campania, “deve far sì che questo non avvenga: faccia la sua parte per far rimanere la sede a Napoli” dice De Cocco. Un secco no alla chiusura di Napoli arriva anche da Andrea Tornincasa della segreteria provinciale Fim Cisl, secondo il quale un’azienda non può chiudere “quando ha commesse, fa margini e lavora”.
Zenita Group però non condivide quanto affermano i sindacati. Al termine dell’incontro, la società ha diffuso una nota, ribadendo la propria posizione. “In Campania la nostra occupazione cresce – afferma l’azienda – Con Salerno abbiamo scelto una sede baricentrica per il gruppo e continueremo a investire su competenze e su nuove tecnologie. La nostra presenza a Napoli non termina; resterà comunque un presidio di Zenita”. Secondo la società, l’obiettivo del piano industriale è rendere la Campania “il polo centrale di Zenita nel Mezzogiorno”. Nella nota si sottolinea anche l’impegno alla responsabilità sociale d’impresa come “attori radicati nel territorio“. Sul fronte delle condizioni di lavoro, l’azienda rivendica le politiche per il personale interessato dalla riorganizzazione, parlando di “modello di lavoro agile più evoluto del comparto metalmeccanico“, con settimana corta di 4 giorni e smart working al 50%. “Il nostro obiettivo è proteggere il lavoro delle persone in Campania, non metterlo a rischio – conclude Zenita Group -. Per questo chiediamo un confronto responsabile e basato sui fatti: i dati sull’occupazione, gli investimenti in corso e le condizioni di lavoro offerte parlano chiaro”. L’azienda torna a dichiarare la disponibilità a proseguire il dialogo con le organizzazioni sindacali. Ma il clima non sembra rasserenarsi.



















