Dormire con la porta della camera chiusa a chiave. Evitare perfino di andare in bagno durante la notte per paura di incontrare degli sconosciuti. Rinunciare a vivere serenamente nella propria casa, pur sostenendo di averne il diritto in virtù delle volontà testamentarie del padre.
È il drammatico racconto contenuto nelle denunce presentate dalla signora Nunziatina, 67 anni, di Montesarchio e invalida civile al 100%, che, attraverso il suo legale, l’avvocato Tullio Tartaglia, ha deciso di rendere pubblica una vicenda che definisce “assurda”, chiedendo l’attenzione delle istituzioni. La donna sostiene di essere vittima, ormai da mesi, di una continua escalation di minacce, insulti, intrusioni nella propria abitazione e della presenza stabile di persone che, a suo dire, vivrebbero nell’immobile senza il suo consenso.
L’anziana disabile racconta mesi di paura nella sua abitazione
Le prime denunce risalgono al 16 aprile 2026. Negli atti depositati alla Questura di Benevento, di cui la nostra redazione ha preso visione, la 67enne racconta di abitare fin dalla nascita in una casa di via Napoli, a Montesarchio, e di esserne usufruttuaria a vita in forza delle disposizioni testamentarie del padre. Secondo la sua ricostruzione, però, da anni i rapporti con la seconda moglie del padre e con la nipote di quest’ultima sarebbero progressivamente degenerati. La situazione, sempre secondo quanto denunciato, avrebbe avuto un’ulteriore escalation quando due cittadini extracomunitari avrebbero iniziato a occupare le stanze del piano terra dell’abitazione. La donna racconta di aver chiesto spiegazioni e di essere stata minacciata. Nella querela riferisce che, durante una discussione, le sarebbe stato detto: “Questa è pazza, qua è tutto mio, se non te ne vai ti ammazzo”.
Da quel momento, sostiene la 67enne, la paura avrebbe preso il sopravvento. Nelle denunce racconta di aver iniziato a dormire barricata nella propria stanza, con la porta chiusa a chiave, evitando perfino di utilizzare i servizi durante la notte per il timore di incontrare le persone presenti nell’abitazione. Riferisce inoltre di essersi accorta che le stanze del piano terra erano ormai arredate con letti, frigorifero ed effetti personali, come se fossero diventate un’abitazione indipendente. Secondo quanto denunciato, gli occupanti avrebbero utilizzato anche le utenze domestiche senza alcuna autorizzazione.
La donna racconta inoltre di trascorrere gran parte della giornata presso un’associazione di Cervinara. Proprio durante la sua assenza, sostiene, le persone denunciate avrebbero avuto libero accesso all’abitazione, utilizzando gli ambienti della casa senza il suo consenso. Al rientro, riferisce di aver trovato più volte le stanze in disordine e lamenta anche la sottrazione di denaro, generi alimentari e altri beni acquistati con la propria pensione, circostanze anch’esse riportate nelle querele e ora all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
“Ho denunciato più volte, poi sono finita in ospedale”: il racconto della 67enne
Il 4 maggio, il 27 maggio e il 15 giugno vengono depositate ulteriori integrazioni di querela. Secondo il racconto della vittima, la situazione, anziché migliorare, sarebbe progressivamente peggiorata. La donna sostiene che altre persone si sarebbero trasferite nell’abitazione e che le intimidazioni sarebbero continuate. Nei verbali riferisce inoltre di essere stata costretta a modificare completamente le proprie abitudini quotidiane, arrivando in alcuni periodi a trovare ospitalità presso alcuni familiari per trascorrere la notte in un luogo dove sentirsi al sicuro. Poi arriva il 26 giugno. Secondo quanto raccontato dalla vittima, dopo l’ennesimo episodio di tensione avvenuto all’interno dell’abitazione, la 67enne avrebbe accusato un grave malore. La donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata all’ospedale “San Pio” di Benevento. Successivamente, come riferito dal suo legale, è stata trasferita in una struttura riabilitativa.
Ma, sempre secondo quanto denunciato dalla donna, il ricovero non avrebbe posto fine alla vicenda. Gli uomini che, a suo dire, si erano stabiliti all’interno dell’immobile sarebbero ancora presenti nell’abitazione. La 67enne riferisce inoltre che, prima del ricovero, aveva provveduto a disattivare le utenze domestiche, considerato il lungo periodo di assenza che si prospettava. Nonostante ciò, sostiene che i servizi sarebbero stati successivamente riattivati, circostanza che, secondo la sua ricostruzione, confermerebbe come l’immobile continui a essere utilizzato anche durante la sua permanenza fuori casa.
L’appello del legale
L’avvocato Tullio Tartaglia definisce la vicenda “surreale” e denuncia quello che ritiene essere un mancato intervento a tutela della propria assistita, nonostante le numerose querele presentate e i successivi solleciti inviati agli uffici competenti. “Dopo mesi di denunce e ripetute segnalazioni – afferma il legale – la mia assistita, una persona fragile e invalida al 100%, continua a sentirsi abbandonata. Abbiamo deciso di rendere pubblica questa storia perché riteniamo che non sia più tollerabile e confidiamo che l’attenzione dell’opinione pubblica possa contribuire ad accelerare gli interventi necessari a tutela dei suoi diritti”.






















