Messa in sicurezza, dopo i lavori di consolidamento commissionati dal ministero della Cultura (665.000 euro).
Ma compiuto il primo passo, perché non riaprire la chiesa di Santa Maria in Cosmedin? L’appello è del Comitato civico Portosalvo e di Lorenzo Iorio, assessore alle Attività Produttive e al Turismo della Municipalità 2.
La richiesta non riguarda un edificio di culto tra i tanti del Centro Storico di Napoli. Santa Maria in Cosmedin, detta anche Santa Maria di Portanova, è una delle più antiche chiese in città.
Secondo una leggenda venne fondata dall’Imperatore Costantino. Era una delle sette diaconie cittadine, istituzioni assistenziali in cui si celebrava l’antico rito greco.
Le fonti storiche attestano una sua presenza nel IX secolo. In quest’epoca, vi fu la traslazione delle spoglie del vescovo Eustasio.
Dagli antichissimi splendori alle più recenti miserie. Santa Maria in Cosmedin è chiusa da oltre un secolo, e versa in condizioni di estremo degrado.
“Perché fermarsi al semplice consolidamento?” si chiede Iorio. “Oggi è presente un’imponente impalcatura che – afferma l’assessore municipale – ha già richiesto un significativo investimento economico per essere installata e che richiederà ulteriori risorse per il suo smontaggio.
Sarebbe davvero difficile comprendere come, una volta ultimata la sola messa in sicurezza, si possa rinunciare ad approfittare di questa occasione per avviare anche il recupero architettonico e funzionale della chiesa“.
Secondo Iorio, “con un ulteriore investimento, certamente contenuto rispetto ai costi complessivi di una futura riapertura del cantiere, si potrebbe restituire alla città un monumento di straordinario valore storico, artistico e identitario“.
L’assessore evidenzia anche il contesto urbano in cui insiste il bene.
Piazza Portanova, a ridosso di corso Umberto, al Pendino. Area che “dopo anni di degrado, parcheggi abusivi, illegalità diffusa e difficoltà economiche, sta finalmente vivendo una stagione di rinascita grazie agli investimenti di tanti imprenditori, commercianti e cittadini che hanno scelto di credere nel rilancio del quartiere”.
L’appello è rivolto a tutte le istituzioni. A partire da Comune di Napoli, Regione Campania, Arcidiocesi e Soprintendenza.
“Con l’approssimarsi del nuovo Piano di Gestione del sito Unesco – dichiara Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo – auspichiamo la possibilità di riaprire altre chiese nel centro storico di Napoli sul modello della chiesa di Portosalvo.
Un modello vincente che coniuga arte, storia e cultura interpretato dalle imprese giovanili che stanno rivitalizzando il grande patrimonio chiesastico della città”. La discussione è aperta.



















