Tempo di lettura: 3 minuti
I carabinieri hanno arrestato su ordine del gip del tribunale di Napoli Nord un 25enne con l’accusa di aver ucciso nell’aprile 2025, colpendolo con pugni in faccia e strangolandolo, un 68enne; il delitto avvenne a casa dell’anziano, a Varcaturo, località del Comune di Giugliano in Campania (Napoli).
 
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Giugliano, con il coordinamento della Procura di Napoli Nord, è emerso che i due si conoscevano, ma il 9 aprile di un anno fa tra di loro fa scoppiò una violenta lite per futili motivi, al culmine della quale il più giovane avrebbe assalito l’anziano, immobilizzandolo, e aggredendolo con ferocia; il 25enne avrebbe colpito il 68enne con pugni al volto stringendogli infine le mani al collo.
 
Alla fine il 68enne è deceduto per arresto cardiocircolatorio. Subito dopo aver commesso l’omicidio, l’aggressore si sarebbe impossessato del telefono cellulare della vittima e di una modesta somma di denaro, mettendo poi a soqquadro l’abitazione, forse per simulare una rapina.
 
Determinanti per le indagini gli elementi emersi dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona e del traffico telefonico e telematico dei dispositivi in uso all’indagato.
 
Sono state le cimici installate dai carabinieri di Giugliano in Campania (Napoli) nell’auto dell’indagato, una Lancia Ypsilon, a registrare la confessione del 25enne arrestato dai militari con l’accusa di essere l’assassino del 68enne trovato senza vita, nella sua abitazione della frazione Varcaturo di Giugliano in Campania, il 9 aprile 2025.
 
E’ la sera del 12 maggio 2025 quando il 25enne, già finito nel mirino dei militari, viene ascoltato mentre parla con la fidanzata alla quale fornisce, secondo gli investigatori, una versione appositamente edulcorata dell’accaduto.
 
Alla ragazza dice di avere ucciso “un cristiano” che si era rifiutato di pagargli una “cosa”. La giovane sa che il suo ragazzo faceva il pusher e capisce che quella cosa a cui ha fatto riferimento in realtà era droga.
 
Il 25enne le dice di avere preso a pugni la vittima e di avere sbattuto il 68enne contro un mobile prima di mettergli le mani al collo perché aveva ricevuto delle avance.
 
Ulteriori riscontri circa quanto accaduto quella sera i carabinieri lo desumono anche dal contenuto delle chat del cellulare dell’indagato: il giovane, mentre viaggiava in auto, infatti, se n’è liberato lanciandolo dal finestrino ma i militari riescono a recuperarlo e ad analizzarlo, acquisendo così informazioni fondamentali sulla vicenda.
 
Il 30 maggio 2025 il giovane convocato dagli inquirenti riferisce di avere avuto un rapporto di amicizia ma anche di natura sessuale con la vittima, e che la sera dell’omicidio i due si erano visti e avevano consumato droga.
 
Ammette anche la colluttazione (dice scattata dopo una richiesta sgradita da parte del 68enne) e di essersene andato dall’abitazione lasciandolo a terra esanime (in realtà era morto per soffocamento), per comprare le sigarette, pensando che in realtà fosse solo svenuto.
 
Al ritorno però ripassa per la casa della vittima, trovandola nella stessa posizione in cui l’aveva lasciato.