Quattro giorni dopo il parto all’ospedale Moscati di Avellino, la giovane detenuta dell’Icam di Lauro è rientrata nella struttura insieme alla figlia neonata, Giulietta. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla presenza dei bambini negli istituti penitenziari e sulle misure alternative destinate alle madri detenute.
Attualmente nella struttura di Lauro si trovano 16 donne, due delle quali in gravidanza, e 15 bambini. Numeri che spingono il garante campano delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello, a lanciare un nuovo appello sull’organizzazione del sistema e sull’adeguatezza degli spazi destinati ad accogliere madri e minori.
“Può essere il carcere il primo orizzonte di vita di un nascituro?”, si chiede Ciambriello, richiamando l’attenzione sulla storia della piccola Giulietta, nata soltanto pochi giorni fa e già rientrata in carcere insieme alla madre. Il garante invoca il ricorso a misure alternative alla detenzione, come gli arresti domiciliari nelle case alloggio, affinché i figli delle detenute possano crescere in ambienti più adatti alle loro necessità. “Bambini cancellati, bambini senza colpe”, denuncia Ciambriello.
Da qui l’appello alle istituzioni affinché sicurezza e dignità non vengano considerate esigenze inconciliabili. “È inaccettabile non saper coniugare, o non voler coniugare, sicurezza e misure alternative. Se non ora, quando?”, conclude il garante.















