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Ergastolo e otto mesi di isolamento diurno per Salvatore Ocone. La Corte d’Assise di Benevento ha pronunciato la sentenza per la strage di Paupisi, nella quale il 30 settembre 2025 furono uccisi a colpi di pietra la moglie Elisa Polcino e il figlio quindicenne Cosimo. Alla violenza sopravvisse la figlia adolescente Antonia, rimasta gravemente ferita.
Il processo si è concluso con la lettura del dispositivo: i giudici hanno dichiarato Ocone penalmente responsabile dei reati contestati, condannandolo al carcere a vita. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. La Corte ha disposto un periodo di isolamento diurno inferiore a quello sollecitato dall’accusa: otto mesi, rispetto all’anno chiesto dal pubblico ministero.
Alla condanna si aggiungono la sospensione dalla responsabilità genitoriale, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. Ocone dovrà inoltre rifondere le spese di costituzione delle parti civili. Sul fronte dei risarcimenti, il dispositivo riconosce una provvisionale di 50mila euro al figlio e di 80mila euro alla figlia Antonia. Il verdetto sulla strage di Paupisi arriva esattamente un anno dopo i fatti. 

La fuga con i figli e la cattura in Molise

Dopo l’aggressione, Ocone si allontanò da Paupisi portando in automobile i due figli. La fuga proseguì fino al Molise e si concluse alcune ore più tardi nelle campagne vicino a Ferrazzano, dove l’uomo venne catturato. Una vicenda che ha segnato profondamente la comunità sannita e che oggi giunge alla sentenza di primo grado, nel giorno dell’anniversario della morte di Elisa e Cosimo.
Durante la detenzione, Ocone ha spiegato di aver ucciso la moglie perché la riteneva “posseduta dal demonio”. Parole con le quali l’uomo ha tentato di motivare l’aggressione culminata nella morte della donna e del figlio quindicenne.
La Corte d’Assise ha ora pronunciato la condanna al carcere a vita, accogliendo la richiesta dell’accusa anche sugli otto mesi di isolamento diurno.