“Fico ha il mio sostegno, si è liberato di De Luca”.
È bastato questo titolo. E nel giro di poche ore Edmondo Cirielli è passato quasi per essere diventato uno sponsor di Roberto Fico.
Titoli, commenti, retroscena. Quasi tutti nella stessa direzione. Cirielli promuove Fico. Cirielli “tifa” per Fico. Cirielli rompe il fronte del centrodestra. E sui social non è mancato il solito processo sommario.
Anche alcuni militanti del centrodestra si sono fermati al titolo. Tanto è bastato per scatenare commenti, critiche e persino accuse gratuite nei confronti del viceministro.
Con un particolare che forse qualcuno ha dimenticato in fretta.
Appena pochi mesi fa Cirielli si è caricato sulle spalle la responsabilità di rappresentare tutto il centrodestra alle elezioni regionali. Una sfida che, numeri alla mano, partiva già in salita e appariva largamente segnata. Avrebbe potuto tranquillamente farne a meno. Restare al suo posto al governo e lasciare ad altri l’onere di metterci la faccia. Non lo ha fatto.
Anche per questo, prima di distribuire patenti di appartenenza sulla base di un titolo, forse sarebbe stato utile leggere qualche riga in più. Perché leggendo integralmente l’intervista rilasciata al collega Adolfo Pappalardo de Il Mattino, il quadro cambia.
Alla domanda su Roberto Fico, infatti, Cirielli parte da una premessa molto chiara: “Un giudizio ancora sospeso: non sarebbe corretto dopo appena 7 mesi di governo”.
Cirielli riconosce a Fico di aver intrapreso una strada diversa rispetto alla precedente amministrazione. Parla di una guida orientata “fondamentalmente” allo “smantellamento del deluchismo e di tutte le politiche clientelari dell’ex governatore”.
Ed è su questo che arriva il sostegno. Non al governo Fico. Non al centrosinistra. Non al Movimento 5 Stelle. Alla rottura con il sistema di potere costruito negli anni da Vincenzo De Luca. La differenza non è proprio un dettaglio.
Cirielli auspica che Fico continui su questa strada di “rinnovamento e trasparenza”. Una dichiarazione politicamente significativa, certamente. Ma ben diversa da un endorsement politico al presidente della Regione.
Lo stesso ragionamento vale quando si parla dei rapporti con il governo nazionale. Cirielli riconosce che tra Palazzo Santa Lucia e Palazzo Chigi oggi esiste “un canale di collaborazione e di confronto”. Una normalizzazione dei rapporti istituzionali dopo gli anni dello scontro continuo con De Luca.
E subito precisa: “Ciò non vuol dire che ci siano commistioni o inciuci tra maggioranza e opposizione”. Parole abbastanza chiare.
Tanto che nella stessa intervista Cirielli guarda alle prossime elezioni comunali di Napoli e chiede al centrodestra di muoversi per tempo, restare unito e costruire un’alternativa credibile al campo progressista.
Altro che cambio di campo. Il punto, allora, non è negare quello che Cirielli ha detto. Quelle parole ci sono. Bisogna però leggerle tutte.
Cirielli non ha promosso politicamente Roberto Fico. Ha espresso apprezzamento per la discontinuità rispetto a De Luca e per il ritorno a rapporti istituzionali normali tra Regione e governo.
Poi si può essere d’accordo oppure no. Si può criticare quella posizione. Fa parte della politica. Ma almeno bisognerebbe criticarla per quello che è. Non per quello che racconta un titolo.



















