Un errore nel calcolo del punteggio, una cattedra assegnata a 127 chilometri da casa e una rinuncia che potrebbe costarle l’esclusione dagli incarichi annuali per i prossimi due anni. È la vicenda che vede protagonista un’insegnante della provincia di Benevento, raccontata da Open.
Una storia che riaccende i riflettori sulle difficoltà legate alle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) e, soprattutto, sulle conseguenze che eventuali errori amministrativi possono avere sulla vita professionale dei docenti precari.
Secondo quanto ricostruito da Open, tutto avrebbe avuto origine durante l’aggiornamento delle GPS 2026-2028. La docente sannita si sarebbe accorta che nel sistema non risultavano correttamente alcuni servizi prestati negli anni precedenti: nello specifico, sarebbero mancati complessivamente 18 punti, 12 relativi a un anno di servizio e altri 6 maturati in un differente anno scolastico.
Un’anomalia che l’insegnante sostiene di aver segnalato già prima della chiusura delle domande, rivolgendosi alla segreteria scolastica e agli uffici competenti e trasmettendo anche la documentazione relativa ai servizi svolti.
Il problema, tuttavia, non sarebbe stato risolto.
Quando il 28 luglio sono state pubblicate le graduatorie, il punteggio risultava ancora non corrispondente a quello rivendicato dalla docente. Dopo ulteriori segnalazioni e contatti con gli uffici scolastici, ad agosto è arrivata la nomina: una supplenza annuale in una scuola di Santa Croce di Magliano, in provincia di Campobasso.
Una destinazione particolarmente complicata per l’insegnante: circa 127 chilometri a tratta, con un viaggio che, secondo quanto raccontato dalla stessa docente, avrebbe richiesto quasi due ore all’andata e altrettante al ritorno.
Quella scuola, peraltro, era stata inserita soltanto come 19esima preferenza. La docente sostiene che, se le fosse stato riconosciuto il punteggio corretto, con ogni probabilità non sarebbe mai arrivata all’assegnazione di quella sede.
Da qui il dilemma: accettare una cattedra lontanissima da casa, frutto – secondo la sua ricostruzione – di una graduatoria viziata da un punteggio errato, oppure rinunciare andando incontro alle pesanti conseguenze previste dalle nuove disposizioni.
Alla fine l’insegnante ha scelto di rinunciare.
Una decisione che potrebbe però avere conseguenze molto pesanti: la rinuncia alla supplenza, con le nuove regole, può infatti impedire l’accesso ad ulteriori incarichi annuali per due anni, lasciando sostanzialmente aperta soltanto la strada delle graduatorie di istituto per le supplenze brevi.
La docente sannita ritiene però di essere stata costretta a questa scelta da un errore non dipendente dalla propria volontà. Per questo, dopo essersi rivolta anche a un sindacalista, ha deciso di affidarsi a un avvocato e procedere con una diffida legale, con l’obiettivo di evitare quella che considera una sanzione ingiusta.
Il caso, peraltro, potrebbe non essere isolato. Nell’articolo pubblicato da Open viene interpellata anche Manuela Calza, segretaria nazionale della Flc-Cgil, secondo la quale sarebbero stati riscontrati diversi errori relativi ai punteggi, alcuni dei quali in fase di correzione da parte degli uffici scolastici.
Errori o malfunzionamenti che, in un sistema chiamato a gestire centinaia di migliaia di incarichi, possono verificarsi, ma che rischiano di produrre conseguenze estremamente serie sulla possibilità stessa dei docenti precari di lavorare.
La vicenda dell’insegnante sannita diventa così emblematica di un problema più ampio: cosa accade quando a pagare le conseguenze di un errore della macchina amministrativa è il lavoratore?
Nel suo caso la battaglia è appena cominciata. L’obiettivo è ottenere il riconoscimento dell’errore e, soprattutto, evitare che una supplenza rifiutata perché ritenuta conseguenza di un punteggio sbagliato possa trasformarsi in uno stop professionale lungo due anni.


















