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Il rogo di Airola arriva in Parlamento. L’avvocato Teresa Meccariello ha depositato nella giornata di oggi, 3 settembre, una petizione indirizzata alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, chiedendo di valutare l’apertura di un’inchiesta parlamentare sull’incendio divampato lo scorso 31 agosto nell’impianto di gestione dei rifiuti della zona industriale di Airola.

La petizione, presentata ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, è stata trasmessa anche alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli altri illeciti ambientali e agroalimentari e alla Regione Campania.

“Da cittadina ho fatto il mio dovere. Ora mi aspetto che la Politica e chi siede nelle istituzioni in rappresentanza di questo territorio faccia lo stesso”, afferma Meccariello annunciando l’iniziativa. L’avvocato chiede che l’attenzione sull’emergenza non diminuisca con il passare dei giorni: “Non bastano i soliti proclami perché di quelli ne abbiamo avuti fin troppi. Il rischio è che tra qualche giorno su questa nube tossica cali il silenzio”.

Nella petizione viene chiesto in particolare di valutare l’apertura di un’inchiesta parlamentare sul “caso Airola”, finalizzata ad accertare le cause dell’incendio del 31 agosto e a verificare eventuali omissioni o mancati adeguamenti sul fronte della sicurezza nell’area industriale, anche alla luce del precedente rogo del 2021. Tra le richieste figurano anche eventuali audizioni dei soggetti coinvolti e verifiche sui piani di emergenza e sulle garanzie fideiussorie ambientali. “Questa è la seconda volta dopo il 2021, non possiamo aspettare la terza”, sottolinea Meccariello. “La faccenda non riguarda più solo e soltanto Airola o la Valle Caudina: il caso Airola è e deve essere un caso nazionale”.

Nel documento vengono richiamate anche le possibili conseguenze sanitarie, ambientali ed economiche dell’incendio. La petizione sollecita infatti l’istituzione di un registro epidemiologico, un monitoraggio sanitario che tenga conto dell’impatto cumulativo dei roghi del 2021 e del 2026, il sostegno alla richiesta dello stato di calamità e misure specifiche a tutela della filiera agroalimentare della Valle Caudina.

Tra i punti più significativi della petizione c’è anche la richiesta di valutare il riconoscimento della Valle Caudina come area ad alto rischio di crisi ambientale, con un piano straordinario di risanamento e bonifica. L’obiettivo indicato è ottenere tutele rafforzate per il territorio, risorse per la bonifica di suoli e falde e misure economiche a sostegno delle aziende agricole, zootecniche e commerciali eventualmente danneggiate. Nel documento si propone inoltre un piano straordinario per proteggere l’immagine e le produzioni del territorio.

Dopo la Terra dei Fuochi del 1994, il rogo dell’impianto STIR nel 2019, per citare solo i casi più emblematici, ci ritroviamo nel 2026 a parlare ancora delle stesse cose, che si sommano a tante altre mancanze strutturali”, afferma Meccariello. L’avvocato allarga quindi la riflessione alle criticità che da anni interessano il territorio: “Non abbiamo mai chiesto la luna, ma cose semplici che in un Paese civile si chiamano servizi pubblici essenziali, come la rete ferroviaria, una viabilità adeguata, la tutela del territorio e i livelli essenziali delle prestazioni”.

Con il deposito della petizione, dunque, la richiesta è quella di portare la vicenda oltre i confini della Valle Caudina e di mantenere alta l’attenzione istituzionale anche quando sarà terminata la fase più immediata dell’emergenza.