Quasi dieci ore tra rocce, salite e ostacoli fino a 2.700 metri. L’atleta della Samnium Training Adriano Fragnito chiude la sua prima Ultra in 9 ore e 21 minuti.
L’obiettivo, alla partenza, era uno solo: arrivare alla fine, magari entro le dieci ore. Perché ci sono gare nelle quali il cronometro conta relativamente e tagliare il traguardo rappresenta già una vittoria. Poi, però, Adriano ha fatto molto di più.
Il sannita della Samnium Training ha portato a termine la sua prima Spartan Race Ultra, affrontando a Kaprun, nel cuore delle Alpi austriache, una delle prove più dure e tecniche del circuito europeo: 51,5 chilometri, circa 3.500 metri di dislivello positivo e un percorso capace di portare gli atleti fino a 2.700 metri di altitudine.
Una gara brutale. Salite, discese, rocce, terreno tecnico e gli immancabili ostacoli Spartan a rendere ancora più complicata una sfida nella quale gambe e muscoli, a un certo punto, devono necessariamente lasciare spazio alla testa.
Fragnito l’ha chiusa in 9 ore e 33 minuti, abbattendo anche il muro delle dieci ore che si era posto come eventuale obiettivo cronometrico. Il risultato finale racconta la portata della prestazione: 33° posto su 167 partecipanti e ottava posizione su venti atleti nella categoria competitiva 35-39 anni.
Ma i numeri raccontano soltanto una parte dell’impresa.
Per Fragnito si trattava infatti della prima Spartan Ultra. Abituato alle Trifecta, vale a dire affrontare le tre differenti distanze Spartan nello stesso weekend, questa volta aveva deciso di cambiare completamente prospettiva e preparazione, concentrando per mesi il lavoro su una singola prova di endurance.
E Kaprun non è certamente il posto più semplice dove debuttare. Il percorso austriaco è considerato particolarmente impegnativo per il dislivello e soprattutto per la conformazione del terreno, caratterizzato per lunghi tratti dalle rocce. Una continua battaglia contro la montagna e contro la stanchezza, sviluppata sostanzialmente su due giri.
Il primo, di circa 40 chilometri, conduceva gli atleti fino alla transition area: un punto nel quale era possibile fermarsi, recuperare energie e utilizzare la propria “bag” contenente integratori e quanto necessario per affrontare la parte conclusiva.
Fragnito ha scelto di non fermarsi. Ha proseguito direttamente per gli ultimi dodici chilometri, quelli nei quali probabilmente la distanza non si misura più soltanto con il GPS. Quando hai già quaranta chilometri nelle gambe, migliaia di metri di dislivello affrontati e ore di gara alle spalle, ogni salita e ogni ostacolo diventano soprattutto una questione mentale.
Ed è proprio questo l’aspetto che il sannita porta con sé dall’Austria. “Non pensavo di riuscire a finirla», racconta Fragnito. «Mi ero preparato tanto, ma è una gara veramente pesante. Non è da tutti: serve tanta forza fisica, ma soprattutto una grandissima forza mentale”.
Poi il traguardo. E lì la fatica accumulata durante oltre nove ore lascia spazio all’emozione. Un’emozione ancora più forte pensando a quanti, davanti alla durezza di una Spartan Ultra, sono costretti ad arrendersi prima della fine. Fragnito, invece, quella linea l’ha attraversata. E lo ha fatto alla sua prima esperienza sulla distanza, con un piazzamento di assoluto rilievo.
C’è anche un altro elemento che rende particolare la sua storia sportiva. Adriano Fragnito è l’unico sannita impegnato nelle competizioni Spartan a livello competitivo ed è certificato Spartan SGX, qualifica specifica per la preparazione degli atleti che affrontano questo tipo di disciplina.
Da Benevento alle Alpi austriache, dunque, per misurarsi con la montagna, con gli ostacoli e soprattutto con se stesso. Alla vigilia aveva immaginato che riuscire semplicemente a terminare quei quasi 52 chilometri sarebbe stato già sufficiente. Nove ore e trentatré minuti dopo, Adriano Fragnito ha scoperto di poter andare molto più lontano di quanto avesse immaginato.


















