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Undici anni e dieci mesi di reclusione. È la condanna inflitta dalla Corte di Assise di Benevento ad Angelo Graziano, 37 anni, residente a Montefusco ma domiciliato a San Giorgio del Sannio, finito a processo per una vicenda che aveva suscitato grande clamore e che ruota attorno alla morte di Angela Russo, 54enne di Mirabella Eclano. La Corte di Assise, presieduta da Daniela Fallarino, è andata oltre la richiesta formulata dal pubblico ministero Maria Colucci, che aveva sollecitato una condanna a 10 anni. Graziano, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, rispondeva delle condotte racchiuse nelle accuse di omicidio preterintenzionale, lesioni e truffa.

La sentenza arriva al termine di un lungo processo iniziato nel gennaio del 2023 e nato dall’inchiesta avviata dopo la morte di Angela Russo. Le indagini della polizia giudiziaria erano scattate alla fine di marzo del 2021, in seguito alla denuncia presentata dai fratelli della donna. Secondo la ricostruzione dell’accusa emersa nel corso dell’inchiesta, Graziano avrebbe esercitato nel Sannio attirando pazienti anche da altre zone e proponendo trattamenti che sosteneva fossero legati alla cosiddetta “medicina naturale”. Agli assistiti sarebbero state prospettate anche patologie inesistenti, inducendoli a sottoporsi ad analisi e terapie. Al centro della vicenda c’è soprattutto il caso di Angela Russo. Alla donna, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata prospettata una patologia oncologica della quale in realtà non soffriva. La 54enne venne sottoposta a trattamenti per endovena e autotrasfusioni ematiche nell’ambito di un percorso terapeutico che, per l’accusa, era privo di validità scientifica. Secondo le conclusioni medico-legali confluite nell’inchiesta, il decesso della donna sarebbe stato collegato proprio ai trattamenti ai quali era stata sottoposta. Angela Russo, secondo la ricostruzione investigativa, si trovava in buone condizioni di salute e non presentava patologie tali da rendere necessarie quelle terapie invasive. Nel corso del dibattimento davanti alla Corte di Assise sono sfilati anche alcuni pazienti. Uno di loro aveva raccontato di aver ricevuto da Graziano alcune compresse contenute in una bustina di plastica e di essere stato sottoposto ad analisi che sarebbero poi state sviluppate da un centro in Germania. Per quegli esami aveva riferito di aver consegnato 690 euro in contanti. Successivamente, nonostante altri accertamenti eseguiti in Italia avessero evidenziato buone condizioni di salute, gli sarebbe stata prospettata la necessità di continuare una terapia definita “naturale”. Un’altra paziente aveva invece raccontato in aula di aver versato 2.200 euro in contanti per sottoporsi a una terapia attraverso flebo praticate a San Giorgio del Sannio. Proprio il rapporto con strutture e professionisti tedeschi è stato uno dei temi affrontati durante il processo. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, Graziano proponeva un modello di cura che faceva riferimento anche a un esperto tedesco di “medicina naturale”, mentre alcuni esami dei pazienti venivano inviati in Germania.

L’inchiesta era esplosa pubblicamente nel settembre del 2022, quando per Graziano erano scattati gli arresti domiciliari. Durante l’interrogatorio di garanzia aveva respinto l’impostazione accusatoria, sostenendo di non essersi mai presentato come medico e spiegando di aver voluto aiutare le persone che si rivolgevano a lui. Il processo si era aperto il 19 gennaio 2023 davanti alla Corte di Assise di Benevento. Nel procedimento si erano costituite sette parti civili, tra le quali i familiari e gli eredi di Angela Russo, assistiti dall’avvocato Cinzia Capone, e una paziente rappresentata dall’avvocato Stefano Pescatore.

Dopo oltre tre anni di dibattimento, oggi è arrivata la decisione di primo grado: 11 anni e 10 mesi di reclusione per Angelo Graziano, una pena superiore ai 10 anni chiesti dalla Procura. La difesa, affidata all’avvocato Carlo Taormina, potrà ora valutare il ricorso in Appello dopo il deposito delle motivazioni.