Il Giro di Campania è passato anche da Benevento. Tecnicamente è così. Lo dicono il percorso, le strade chiuse, le ordinanze e quella carovana di biciclette che ieri mattina, per qualche minuto, ha attraversato una porzione della città.
Eppure, probabilmente, molti beneventani non se ne sono neppure accorti. Ed è forse questa l’immagine più efficace lasciata dal ritorno, dopo 25 anni, di una delle corse storiche del ciclismo italiano: il Giro è passato da Benevento senza passare davvero per Benevento.
La 64esima edizione, promossa dalla Regione Campania, ha attraversato tutte e cinque le province lungo i suoi oltre 190 chilometri. Una grande vetrina sportiva e turistica, con partenza dalla Reggia di Caserta e arrivo nel cuore di Napoli, in Piazza del Plebiscito. Un viaggio costruito per raccontare le bellezze della Campania, attraversando il Sannio, l’Irpinia, l’Agro nocerino, la Costiera Amalfitana, Agerola, l’area vesuviana e infine il capoluogo regionale.
Nella presentazione ufficiale del Giro, la stessa Regione aveva inserito Benevento tra le perle del percorso, citando espressamente l’Arco di Traiano e la chiesa di Santa Sofia. Peccato che i corridori quei luoghi non li abbiano visti neppure da lontano. E anche i telespettatori da casa (diretta Rai e Hbo/Discovery) che avranno pensato: “Altro che chiese e patrimonio Unesco, Benevento è una grande, meravigliosa tangenziale”.
A Benevento la corsa è arrivata da via Epitaffio, ha interessato San Vito, la Tangenziale Ovest e quella Est, un tratto di Santa Colomba, via Tretola e via Luigi Sturzo, per poi proseguire il proprio viaggio. Un passaggio vero dal punto di vista geografico, molto meno da quello simbolico.
Niente centro storico. Niente Corso Garibaldi. Niente Arco di Traiano. Niente Santa Sofia. Nessuna immagine capace di legare immediatamente la corsa alla città, nessuna vera occasione per trasformare il ritorno del Giro in una festa collettiva nel capoluogo sannita.
E qui il ciclismo finisce e comincia, inevitabilmente, la metafora. Perché quel Giro che arriva a Benevento, la lambisce e poi tira dritto sembra quasi raccontare qualcosa di più antico del rapporto tra il Sannio e il resto della Campania.
Ci siamo. Ma spesso siamo ai margini della fotografia.
Benevento e la sua provincia vengono puntualmente inserite nel racconto della Campania dei cinque territori, salvo poi scoprire quanto sia difficile trasformare quell’appartenenza formale in centralità. Vale per i collegamenti, vale per le infrastrutture, vale per i servizi e, qualche volta, persino per le grandi occasioni di promozione.
Naturalmente un percorso ciclistico risponde a esigenze tecniche, chilometriche, sportive e di sicurezza. Sarebbe semplicistico sostenere che una deviazione del tracciato sia la prova di una volontà politica di marginalizzare Benevento.
Ma le immagini, qualche volta, sono più potenti delle intenzioni. E quella di ieri è particolarmente suggestiva. Una Regione che presenta il Giro parlando dell’Arco di Traiano e di Santa Sofia e una corsa che, arrivata a Benevento, sceglie la tangenziale. Il centro rimane qualche chilometro più in là, mentre la carovana continua verso la tappa successiva.
Forse sarebbe bastato poco per trasformare quei minuti in qualcosa di diverso. Portare le biciclette davanti all’Arco di Traiano, attraversare una città vestita a festa, coinvolgere associazioni e scuole, riempire le transenne di bambini e famiglie. E soprattutto regalare alle televisioni un’immagine di Benevento riconoscibile ben oltre i confini provinciali.
Perché era proprio questo uno degli obiettivi dichiarati dalla Regione per il ritorno del Giro di Campania: utilizzare lo sport per valorizzare territori, patrimonio storico, cultura e attrattività turistica. Ieri il Giro ha attraversato tutte e cinque le province.
Anche Benevento può quindi mettere la sua spunta sulla cartina. Ma tra esserci ed essere protagonisti passa una bella differenza. Ieri, ancora una volta, Benevento c’era. Solo che bisognava andare quasi in tangenziale per accorgersene.


















