Tre milioni di euro in contanti nascosti nei mobili e sotto il piatto doccia. Accanto alle mazzette di banconote, undici Rolex dal valore complessivo di oltre 127mila euro. A svelare ai carabinieri dove cercare sarebbe stato un collaboratore di giustizia, arrestato appena due giorni prima: “I soldi si trovano a casa sua”.
Una casa trasformata in un caveau, con compartimenti segreti protetti da sistemi elettronici. Dentro erano nascosti 3.296.265 euro in contanti e undici Rolex, valutati complessivamente 127.300 euro. Il tesoro venne scoperto il 4 luglio 2025 in un’abitazione di via Atellana, nel quartiere Bronx di Caivano. A portare i carabinieri fino a quei nascondigli fu Giovanni Barra, 40 anni, arrestato due giorni prima e diventato collaboratore di giustizia. La storia è ricostruita nell’ordinanza cautelare firmata dal gip del Tribunale di Napoli Lucia De Micco nell’ambito dell’inchiesta sul clan Angelino e sui gruppi attivi tra Caivano e Casoria.
“I soldi si trovano a casa sua”
Barra iniziò a parlare il 4 luglio 2025. Durante il primo interrogatorio, disse di conoscere i luoghi nei quali sarebbero stati custoditi armi, droga e proventi delle attività illecite.“I soldi di Lello Zambella si trovano a casa sua e sono custoditi da sua moglie”, dichiarò. Il collaboratore non si limitò a indicare l’abitazione. Parlò anche di congegni elettronici utilizzati per proteggere i nascondigli e si disse disposto ad accompagnare gli investigatori durante un sopralluogo. “I sistemi di sicurezza sono stati realizzati da Carmine detto ‘Sette Palazzi’”, raccontò, precisando di sapere soltanto che l’uomo lavorava nel settore dell’edilizia. Le indicazioni vennero verificate immediatamente. Nella stessa giornata i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna raggiunsero l’abitazione del nucleo familiare di Raffaele Z., 45 anni, e iniziarono la perquisizione.
I milioni nascosti sotto il piatto doccia
Il denaro non era conservato in una cassaforte. I militari scoprirono diversi vani segreti dotati di sofisticati sistemi elettronici di apertura. Alcuni compartimenti erano stati ricavati nei mobili a muro. Altri erano nascosti sotto il pavimento e il piatto doccia. Dentro c’erano decine di mazzette di banconote, per un totale di 3 milioni 296mila 265 euro. Insieme ai contanti furono trovati anche undici Rolex. Nell’elenco riportato nell’ordinanza figurano, tra gli altri, modelli Daytona, Submariner, GMT e Yacht-Master. Per gli inquirenti, il denaro sarebbe stato accumulato attraverso il traffico di sostanze stupefacenti. Una parte dei presunti guadagni sarebbe stata impiegata per acquistare gli orologi di lusso.
La casa non sarebbe rimasta mai incustodita
Secondo il collaboratore, intorno al tesoro sarebbe stato organizzato un sistema di vigilanza continua. Carmela Maugeri, 41 anni, avrebbe avuto il compito di custodire l’abitazione e controllare il denaro nascosto nei compartimenti elettronici. “Non lascia mai l’immobile per custodire il denaro”, dichiarò Barra in un successivo interrogatorio. La sorveglianza sarebbe stata garantita anche attraverso turni tra i familiari. Una figlia minorenne avrebbe dovuto avvertire telefonicamente in caso di pericolo o dell’arrivo di persone estranee. Il controllo, secondo il collaboratore, non si sarebbe fermato nemmeno durante la festa per il diciottesimo compleanno di uno dei figli. Nonostante i festeggiamenti, qualcuno sarebbe rimasto all’interno dell’abitazione per sorvegliare i nascondigli. Anche alcune persone presenti nel quartiere avrebbero contribuito a controllare la casa e segnalare eventuali movimenti sospetti.
Dalle piazze di spaccio alla casa-caveau
Il denaro avrebbe seguito un percorso scandito da giorni e scadenze precise. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, la cocaina veniva consegnata il lunedì e divisa tra le diverse piazze di spaccio. Entro il venerdì, i gestori dovevano pagare la fornitura. I soldi sarebbero stati raccolti e portati in un appartamento del Bronx, dove venivano effettuati i conteggi. Dopo il pagamento della droga, il resto sarebbe stato trasferito nella casa di via Atellana. “I soldi che Gianfranco consegnava a Pino e Mario venivano poi consegnati alla moglie di Lello Zambella, Maugeri Carmela, che li custodiva a casa sua”, raccontò Giovanni Barra. Secondo il collaboratore, i guadagni non sarebbero stati investiti in attività o immobili: “Non ha mai reinvestito i guadagni della droga, ma ha sempre conservato le somme in contante nei sistemi presso la sua abitazione”.
I Rolex “comprati per spavalderia”
Gli undici Rolex non sarebbero stati considerati soltanto un modo per trasformare il denaro in beni di valore facilmente trasportabili. Secondo il collaboratore, gli orologi rappresentavano anche uno status symbol da esibire pubblicamente. Gli acquisti sarebbero avvenuti attraverso un intermediario, che avrebbe svolto il ruolo di garante, e con pagamenti dilazionati. “Solitamente venivano acquistati Rolex per spavalderia, in modo da dimostrare la loro forza sui social”, dichiarò Barra. Gli orologi di lusso sarebbero stati quindi indossati e mostrati online per ostentare ricchezza e rafforzare l’immagine del gruppo sul territorio. Da una parte i milioni nascosti dietro i mobili e sotto la doccia. Dall’altra i Rolex esibiti sui social. Due facce dello stesso potere economico che, secondo l’accusa, sarebbe stato costruito attraverso il controllo delle piazze di spaccio.
“I tre milioni e mezzo li ho fatti trovare io”
Il 27 novembre 2025, durante un nuovo interrogatorio, Giovanni Barra tornò sulla scoperta. Davanti alla fotografia di Raffaele Z. disse: “È il proprietario dei tre milioni e mezzo di euro che ho fatto trovare a casa sua”. La cifra indicata era approssimativa. Il conteggio certificato dai carabinieri si fermò a 3.296.265 euro, ai quali si aggiunsero gli undici Rolex. Il collaboratore sostenne anche che la somma sequestrata potesse essere soltanto una parte del denaro accumulato: “Credo che i carabinieri non abbiano sequestrato tutti i soldi perché, dai conti fatti, dovrebbe aver accumulato almeno 10-11 milioni di euro”. Quest’ultima cifra è soltanto una valutazione fornita dal collaboratore e non corrisponde a denaro effettivamente trovato. Il tesoro accertato resta quello scoperto nella casa del Bronx: oltre 3,2 milioni in banconote e undici Rolex, nascosti dietro pareti e pavimenti fino alla confessione che permise ai carabinieri di individuarli.


















