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“Ciro è invalido al 100 per 100, ha la sindrome di Down e la nostra è una famiglia indigente: da 41 anni trovava sollievo in quella struttura grazie al progetto CD-H dell’asl Napoli 1 Centro dal quale è stato inspiegabilmente escluso. E’ depresso, piange e non capisce il perché di questa decisione che interpreta come una cattiveria e ora temo per lui”.
 
A parlare è la mamma di Ciro, 53 anni, che da quando ne aveva appena 12, frequentava il Centro diurno per disabili Don Orione di Ercolano.
 
A causa di una decisione che non riguarda solo lui ma anche gli altri ospiti (un centinaio), adesso è destinato a restare a casa. Come gli altri pazienti non ci sono le risorse per pagare di tasca propria quella parentesi di socialità che per loro è vita.
 
La donna, per difendere il diritto del figlio invalido ad avere assistenza senza dover pagare, attraverso gli avvocati Luca Marangio e Antonia Giglio, ha inviato una diffida alla Regione, all’Asl, al Comune di Napoli, alla VI Municipalità e all’assessorato alle Politiche sociali.
 
“Quel centro e quel progetto – spiega l’avvocato Marangio – rappresenta per lui e per tutti gli altri ospiti, un’ancora di salvezza, una rivalsa nei confronti delle patologie che li affliggono la vita.
 
Ciro frequentava il centro dal lunedì al sabato, in regime di semiconvitto: lì svolgeva attività di gruppo finalizzate al mantenimento delle capacità relazionali e delle abilità motorie ma anche laboratori di tipo cognitivo, motorio e ludico-espressiva.
 
Era anche impegnato nei corsi di lavorazione del vetro, in attività sportive, anche a livello agonistico di tipo paraolimpico e ha preso parte a tornei e gare anche in trasferta ottenendo eccellenti risultati e, soprattutto, notevoli benefici per la sua coordinazione motoria e la postura.
 
E non è finita qui. Faceva parte di una compagnia teatrale per stimolare il linguaggio e combattere il ritardo intellettivo”.
 
“Tutto è finito all’improvviso – fa sapere il legale – con un freddo messaggio inviato lo scorso 4 agosto via WhatsApp alla sorella, un ‘Preavviso di revoca’ delle prestazioni socio-sanitarie che termineranno il prossimo 30 settembre, sostenendo che disabilità di Ciro è lieve.
 
Ciro, però, – sottolinea il professionista, avvocato della sorella – è incapace di intendere e di volere a seguito di una malattia mentale grave e costante e con obbligo di assistenza permanente di un tutore che si prenda cura di lui in tutti gli atti anche di ordinaria amministrazione della vita quotidiana: è stato riconosciuto invalido al 100% con indennità di accompagnamento e portatore di handicap in situazione di gravità.
 
Quello che gli è successo già sta producendo gravi effetti sulla sua salute e questo è insopportabile per la sorella, per la madre malata e per il fratello laureato ma ancora disoccupato, purtroppo”.
 
“Le revoche delle prestazioni obbligatorie a favore dei disabili – spiega l’avvocato Marangio – sono state perpetrate in maniera altamente discriminatoria e attengono solo il distretto 32 e la relativa municipalità VI Barra Ponticelli ma non le altre”.