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di Pino D’Onofrio

Ci sono luoghi nei quali la musica non ha bisogno soltanto di essere ascoltata, perché è lo spazio stesso a diventare parte dello spettacolo. È accaduto domenica sera al Teatro Romano di Benevento, dove le note di Giuseppe Verdi hanno incontrato pietre e architetture cariche di quasi duemila anni di storia. Sul palco “La Traviata”, opera in tre atti tra le più celebri e rappresentate del repertorio lirico internazionale, proposta nell’ambito della VI edizione di “Lirica al Teatro Romano”, quest’anno nel segno anche dei 125 anni dalla morte di Giuseppe Verdi (1901-2026).

Una serata nella quale il fascino dell’opera si è intrecciato con quello di uno dei monumenti simbolo di Benevento. Le imponenti strutture del teatro, illuminate di blu, hanno avvolto la scena creando un contrasto suggestivo con i rossi e le tonalità più calde dell’allestimento. Davanti al palcoscenico, l’orchestra a vista ha completato un colpo d’occhio capace di unire musica, teatro e patrimonio archeologico.

A dare voce alla tormentata storia d’amore tra Violetta Valéry e Alfredo Germont sono stati Yao Bohui, nel ruolo di Violetta, e Vincenzo Maria Sarinelli, interprete di Alfredo. Alberto Zanetti ha vestito invece i panni di Giorgio Germont. Nel cast anche Orsola Russo nel ruolo di Flora, Federica D’Antonino in quello di Annina, Nicola Cosimo Napoli come Dottore, Silvio Riccardi come Marchese, Guido Bernoni nel ruolo di Gastone, Paolo Gatti come Barone, Andrea Di Gregorio nel ruolo di Giuseppe, Luca Renzetti come domestico e Cristian Alderete come commissario. La direzione musicale è stata affidata al maestro Veaceslav Quadrini Ceaicovschi, alla guida dell’Orchestra Internazionale della Campania, mentre la regia porta la firma di Alessio Rizzitiello. Ad arricchire la produzione il Coro G. Verdi di Roma e il Coro Opera Festival di Bitonto. La coreografia è stata curata da Saveria Cotroneo, con il Cotroneo Danza, mentre Giuseppe Maiorano ha affiancato la regia. Le scene sono di Giuseppe Grasso. 

Ma a rendere particolare la rappresentazione beneventana è stato inevitabilmente il luogo. Il Teatro Romano non ha fatto semplicemente da contenitore allo spettacolo. Le sue murature, illuminate durante la rappresentazione, sono diventate una sorta di seconda scenografia naturale. L’allestimento teatrale, concentrato al centro dello spazio, ha lasciato emergere la monumentalità del sito archeologico, creando un dialogo visivo tra la Roma imperiale e il mondo ottocentesco raccontato da Verdi. Particolarmente suggestiva anche la scelta di collocare l’orchestra in primo piano rispetto alla scena: musicisti e interpreti sono apparsi così parte di un unico grande spazio teatrale, circondato dalle strutture antiche. È proprio questo incontro fra epoche lontanissime a rappresentare uno degli aspetti più affascinanti della serata: un’opera rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1853 trova oggi una nuova dimensione all’interno di un teatro costruito molti secoli prima della nascita dello stesso Verdi. 

Dietro l’eleganza dei costumi, i salotti e le feste parigine, “La Traviata” conserva una sorprendente modernità. Al centro dell’opera c’è Violetta, donna chiamata a confrontarsi con l’amore, il giudizio sociale, il sacrificio e la malattia. La relazione con Alfredo si scontra con le convenzioni dell’epoca e con l’intervento di Giorgio Germont, padre del giovane. Da qui prende forma quel percorso drammatico che conduce fino all’ultimo atto e che ha reso la protagonista verdiana una delle figure femminili più intense della storia dell’opera. In uno spazio aperto come quello beneventano, alcuni dei momenti più celebri della partitura acquistano una dimensione differente: la musica si espande oltre il palcoscenico e raggiunge le gradinate mentre, tutt’intorno, rimangono visibili le testimonianze dell’antica Beneventum.

La rappresentazione di ieri sera conferma anche le potenzialità del Teatro Romano di Benevento come luogo di spettacolo dal vivo. Portare la lirica all’interno di un sito archeologico significa andare oltre la semplice programmazione di un evento musicale: significa mettere in relazione due patrimoni culturali differenti, quello materiale rappresentato dal monumento e quello immateriale costituito dalla musica e dal teatro. Un incontro che, nel caso de “La Traviata”, ha regalato immagini di grande impatto: il palcoscenico incorniciato dalle antiche murature, l’orchestra schierata ai suoi piedi, gli abiti di scena e le luci che hanno trasformato il sito archeologico con il procedere della rappresentazione. Per una notte, dunque, Benevento è tornata ad ascoltare Verdi sotto le stelle. E il Teatro Romano, nato secoli prima che quelle note venissero scritte, si è confermato ancora una volta ciò per cui era stato costruito: un luogo nel quale una comunità si ritrova davanti allo spettacolo.