La partita sulla gestione dei parcheggi ad Avellino rischia di trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro politico, ma questa volta sullo sfondo ci sono i lavoratori di ACS.
È attorno al futuro della municipalizzata che si confrontano maggioranza e opposizione, tra la volontà dell’amministrazione di individuare una soluzione per il rilancio della società e la richiesta dell’ex sindaco Gianluca Festa di archiviare definitivamente la liquidazione e garantire la continuità occupazionale.
Festa ha presentato una mozione ai sensi dell’articolo 68 del Regolamento del Consiglio Comunale, chiedendo al sindaco Nello Pizza di convocare un’assemblea straordinaria per revocare la messa in liquidazione di ACS, valutare, se necessario, un nuovo piano industriale e una ricapitalizzazione e, soprattutto, mantenere gli attuali livelli occupazionali senza prevedere esodi o modifiche alla natura dei contratti.
Al centro della sua iniziativa ci sono i conti della società. Nella mozione viene ricordato che il bilancio 2025 si è chiuso in utile e che, secondo i dati richiamati da Festa, i costi annuali di ACS si sarebbero ridotti di circa il 50 per cento dal 2019 a oggi, con un’ulteriore riduzione attesa nei prossimi anni per effetto dei pensionamenti.
È proprio da qui che parte l’affondo politico dell’ex sindaco, che contesta l’ipotesi di mantenere la società in liquidazione e richiama le dichiarazioni dello stesso Pizza sul futuro di ACS.
«Non c’è mai stato un problema economico per ACS – sostiene Festa –. Lo dimostra anche il fatto che Pizza, appena insediato, ha approvato in tempi rapidissimi tre bilanci. Se i conti erano a posto, evidentemente il problema è stato di natura politica e amministrativa. Ora chiediamo al sindaco di proseguire nella direzione che lui stesso aveva indicato, quando aveva parlato di ACS come del braccio operativo dell’amministrazione. Oggi, invece, mi sembra che stia diventando un braccio amputato».
Festa rivendica quindi le scelte compiute durante la sua amministrazione, a partire dal project financing per la gestione dei parcheggi, sostenendo che abbia consentito una riduzione dei costi mantenendo invariati gli introiti per il Comune e salvaguardando i posti di lavoro. E pone un’altra questione: quella dell’utilizzo dei dipendenti ACS anche per attività di guardiania e gestione delle strutture comunali.
«Negli ultimi sette anni, grazie al project financing e l’ingresso della società Telereading, abbiamo ridotto di circa il 50 per cento i costi del personale, mantenendo gli stessi incassi per il Comune. Per questo non vedo una motivazione economica per mettere ACS in liquidazione. Noi ci opporremo in Consiglio comunale e, se necessario, valuteremo anche il ricorso al Tar. Non sono in gioco soltanto i posti di lavoro, ma anche la possibilità di utilizzare una società comunale per servizi che oggi richiedono ulteriori affidamenti e costi».
La mozione arriva dunque mentre Comune e sindacati sono chiamati a confrontarsi sul futuro della municipalizzata. Ed è proprio questo il punto più delicato della vicenda: al di là della “guerra” politica sulla gestione dei parcheggi e sulle scelte delle precedenti amministrazioni, sul tavolo ci sono il futuro di ACS e quello dei suoi dipendenti.
Una partita nella quale maggioranza e opposizione si accusano reciprocamente sulle responsabilità del passato, mentre i lavoratori attendono di capire quale sarà concretamente il loro destino.
E almeno 10 sui 23 attualmente in servizio, come denunciato dallo stesso Festa in conferenza stampa, rischiano di perdere il posto di lavoro in favore di nuove assunzioni.


















