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Gennaro Santamaria torna in libertà. È stata notificata pochi minuti fa dai Carabinieri l’istanza di scarcerazione che mette fine alla misura cautelare degli arresti domiciliari alla quale l’ex dirigente del Comune di Benevento era sottoposto dallo scorso 19 maggio.

Si chiude così, almeno sul fronte delle esigenze cautelari, una fase iniziata il 30 marzo, quando Santamaria era stato arrestato in flagranza nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Benevento. Dopo l’arresto era stato trasferito nella casa circondariale di Capodimonte, dove era rimasto per circa cinquanta giorni. Il primo aprile il gip aveva convalidato l’arresto e respinto la richiesta della difesa di applicare i domiciliari con braccialetto elettronico, ravvisando il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.

L’inchiesta era partita dalla denuncia di un professionista, amministratore di una società di progettazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, Santamaria avrebbe preteso 70mila euro per consentire lo sblocco dell’iter di alcune pratiche. I Carabinieri intervennero dopo la consegna di 4mila euro in contanti, ritenuti dagli investigatori la prima tranche della somma richiesta. Nel corso della successiva perquisizione nell’abitazione dell’allora dirigente furono sequestrati oltre 150mila euro in contanti e orologi di pregio per un valore stimato in circa 100mila euro.

La vicenda ha però assunto una dimensione più ampia nelle settimane successive. Dopo una prima fase, Santamaria ha scelto di rispondere alle domande degli inquirenti. Gli interrogatori si sono protratti complessivamente per oltre dieci ore e hanno riguardato non soltanto la contestazione originaria, ma anche il materiale acquisito durante le indagini, tra cui documenti e una pen drive contenenti nomi, cifre e riferimenti a lavori. Il 19 maggio è arrivato il primo alleggerimento della misura cautelare. Il gip Maria Amoruso ha accolto la richiesta presentata dagli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo, disponendo il passaggio dal carcere agli arresti domiciliari. Santamaria ha quindi lasciato Capodimonte ed è tornato nella propria abitazione.

Da quelle dichiarazioni e dai successivi riscontri investigativi è partita una nuova fase dell’inchiesta, esplosa pubblicamente il 24 settembre con una serie di perquisizioni disposte dalla Procura di Benevento. Sono 19 le persone indicate come indagate, a vario titolo, per ipotesi che comprendono corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio delle funzioni, induzione indebita a dare o promettere utilità, ricettazione e finanziamento illecito ai partiti. Tra gli indagati figurano anche dirigenti e funzionari del Comune, imprenditori, tecnici e amministratori locali.

Gli accertamenti si sono estesi a pratiche urbanistiche del Comune di Benevento, procedure per incarichi e progettazioni di opere pubbliche, affidamenti di lavori, concorsi per l’assunzione di personale e procedure relative ai servizi alla persona. Sotto la lente sono finite anche procedure per incarichi di progettazione legati al dissesto idrogeologico in diversi comuni sanniti e all’Ente Parco del Taburno. Per alcune delle ipotesi emerse è stata interessata anche la Procura Europea. La Procura ha inoltre avviato la procedura per chiedere al gip un incidente probatorio finalizzato proprio all’esame delle dichiarazioni rese da Santamaria, definite dagli inquirenti di “importante rilievo investigativo”. Un passaggio destinato a cristallizzare davanti al giudice quanto raccontato dall’ex dirigente e sul quale gli investigatori hanno lavorato negli ultimi mesi alla ricerca dei necessari riscontri.

Oggi arriva un nuovo passaggio: dopo il carcere e oltre quattro mesi trascorsi ai domiciliari, per Gennaro Santamaria termina la misura cautelare. L’ex dirigente torna dunque in libertà, mentre l’inchiesta nata dal suo arresto del 30 marzo prosegue e, proprio negli ultimi giorni, ha fatto registrare uno dei suoi sviluppi più significativi.