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A marzo sembrava una storia con un solo protagonista. Un dirigente comunale, una presunta mazzetta da 4mila euro e, soprattutto, quei 157mila euro in contanti trovati in casa e suddivisi in buste. Sei mesi dopo, l’inchiesta Santamaria cambia completamente dimensione. Quella che inizialmente qualcuno aveva descritto come “un caso isolato” rischia ora di diventare un vero terremoto giudiziario per Benevento e la sua provincia.

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale hanno eseguito una vasta serie di perquisizioni disposte dalla Procura di Benevento nei confronti di 17 indagati. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, vanno dalla corruzione all’induzione indebita, passando per ricettazione e finanziamento illecito ai partiti.

Dentro l’inchiesta finiscono quattro dirigenti del Comune di Benevento, un ex dirigente della Regione Campania, sette imprenditori, quattro tecnici e due amministratori.

Tutto parte proprio dall’arresto di Gennaro Santamaria, avvenuto il 31 marzo scorso. Il dirigente comunale venne fermato in flagranza dopo la consegna di 4mila euro da parte di un professionista. Secondo l’ipotesi investigativa dell’epoca, sarebbe stata la prima tranche di una richiesta complessiva da 70mila euro per lo sblocco di alcune pratiche. Dopo quell’arresto, però, Santamaria ha parlato. Negli interrogatori davanti ai magistrati avrebbe fornito un patrimonio di dichiarazioni autoaccusatorie ed eteroaccusatorie che la Procura ha iniziato a verificare. Ed è proprio da quelle dichiarazioni che prende corpo il nuovo filone investigativo.

Il raggio d’azione è enorme. Gli accertamenti riguardano pratiche dell’ufficio Urbanistica del Comune di Benevento, incarichi professionali, progettazioni ed esecuzioni di opere pubbliche, quattro concorsi per l’assunzione di personale, cinque procedure di co-progettazione nel settore dei servizi alla persona e diversi affidamenti per interventi contro il dissesto idrogeologico. Non solo Benevento città.

Nel mirino degli investigatori ci sono procedure relative ai Comuni di Ponte, Frasso Telesino, San Giorgio la Molara e Pietraroja, oltre all’Ente Parco del Taburno. Un reticolo di vicende che adesso dovrà essere verificato documento dopo documento, computer dopo computer, telefono dopo telefono. È questo il senso delle perquisizioni e dei sequestri effettuati oggi: cercare riscontri alle dichiarazioni rese da Santamaria e verificare la fondatezza delle singole ipotesi investigative.

La Procura ha inoltre chiesto al Gip l’incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni del dirigente nel contraddittorio tra le parti. E l’indagine supera persino i confini della Procura sannita: alcune ipotesi emerse sarebbero infatti di competenza della Procura Europea, che sta procedendo parallelamente con propri atti.

A marzo, subito dopo l’arresto, la Procura aveva precisato che gli elementi allora disponibili riguardavano esclusivamente la responsabilità individuale di Santamaria e non risultavano collegamenti con altri settori della macchina comunale. Oggi lo scenario investigativo è decisamente più ampio. Dalle buste piene di contanti si è arrivati ad appalti, concorsi, incarichi pubblici e procedure amministrative sparse tra Benevento e provincia. Il vaso di Pandora è stato aperto. Adesso bisognerà capire cosa ci sia davvero dentro.

Tutti i soggetti coinvolti sono indagati nell’ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari e devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

(foto di repertorio)