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Funziona come certi saldi. Guardi il cartellino, vedi il prezzo barrato e ti sembra di fare un affare. Poi ti ricordi quanto costava quel prodotto qualche mese prima. E l’affare sparisce.

Alla pompa sta succedendo qualcosa di simile. Eni ha fissato per trenta giorni un tetto di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. IP la segue. Si studia l’estensione anche ai distributori a marchio Esso. Per questi ultimi, però, l’adesione non è ancora confermata.

Ieri gli automobilisti correvano a fare il pieno. Oggi le compagnie raccolgono applausi. E il governo, dopo aver visto il taglio delle accise inghiottito dai rincari, può finalmente indicare un prezzo che scende. Peccato che a deciderlo siano state le aziende, per quanto riguarda Eni con lo Stato seduto al tavolo come primo azionista.

È il grande ‘scarica BARILE’. Il governo scarica sulle compagnie il compito di dare una risposta alle famiglie. Le compagnie svuotano i serbatoi, riempiono i distributori di clienti e conquistano le prime pagine. Tutto mentre resta aperta la discussione su una tassa agli extraprofitti. Che questo sia il motivo dello “sconto” non è dimostrato. Che sia una domanda da porre al governo, invece, è evidente.

Soprattutto, bisogna guardare il cartellino per intero. Rispetto ai prezzi di domenica, chi trova benzina a 1,99 euro risparmia. Ma a settembre dell’anno scorso un litro costava in media circa 1,71 euro. Oggi, anche con il tetto, sono quasi 28 centesimi in più. Su un pieno da 50 litri fanno circa 14 euro.  Chiamarlo sconto è facile. Far dimenticare quanto è salito il prezzo è il vero capolavoro.

La benzina resta super. Il prezzo no. L’affare, questa volta, lo fanno soprattutto gli altri. I grandi petrolieri, quelli che si riempiono le tasce con i nostri soldi.