Tempo di lettura: 4 minuti
“Quarantadue milioni dell’OSL non sono un tesoretto, trenta milioni di incassi dei parcheggi non sono utili e quarantuno milioni di opere PNRR non sono automaticamente debiti. Il futuro della città merita un’analisi più seria di una somma di numeri che hanno significati diversi”.
 
“Ho letto l’intervento di Nicola Boccalone sul decennio amministrativo. Il titolo è ad effetto: il futuro è ipotecato. Peccato che, quando si passa dal titolo ai numeri, vengano messe insieme grandezze contabili che non possono essere sommate tra loro.
Partiamo dai 42 milioni dell’OSL. La differenza fra massa attiva e massa passiva non è un assegno pronto da incassare per il bilancio ordinario. Bisogna verificare quanto è stato riscosso, quanto è stato pagato e quali posizioni restano da definire. Altrimenti si scambia una differenza contabile per un tesoretto. Nel 2016 il Comune presentava un disavanzo disponibile di 64,6 milioni di euro. Nel 2025 quel disavanzo è sceso a 157 mila euro: una riduzione superiore al 99,7%.
 
E non è l’unico dato, Boccalone lo sa bene.
 
Una cassa cresciuta di oltre 32 milioni, una riduzione dei residui passivi superiore a 104 milioni…potremmo continuare ma non è questa la sede.
Sulle tasse il confronto è aperto, ma deve comprendere i costi dei servizi e i vincoli del bilancio. Avendo amministrato, egli stesso, enti pubblici sicuramente in fondo ne conosce ampiamente le difficoltà, i vincoli e quant’altro. Sa bene che quando si parla di bilancio il risultato complessivo non coincide con le somme spendibili.
Passiamo ai parcheggi. Nell’articolo si citano 30 milioni di ricavi prospettici nell’arco della concessione, come se bastasse pronunciare quella cifra per dimostrare quanto il Comune potrebbe guadagnare gestendo il servizio in house. Ma i ricavi lordi non sono utili. Personale, investimenti, manutenzione, attrezzature, riscossione e rischio operativo non spariscono per magia quando il gestore è pubblico. Per confrontare concessione e gestione diretta serve un piano economico-finanziario, non una calcolatrice usata soltanto per le entrate.
Lo stesso vale per Sannio Acque: il valore dell’affidamento e una quota societaria non dimostrano, da soli, quale onere graverà sul Comune. Bisogna leggere gli obblighi contrattuali, le garanzie e la ripartizione dei rischi.
Sulla mensa scolastica, poi, occorre una discussione a parte che lascio al consigliere delegato. Io potrei discutere dell’efficienza, delle tariffe e della qualità, ma tenendo sempre in debito conto la distinzione tra una compartecipazione pubblica da uno squilibrio gestionale.
Arriviamo agli oneri di prospettiva, il passaggio più impegnativo dell’articolo. È vero: le nuove opere avranno costi di manutenzione e gestione, che devono essere stimati e coperti nei bilanci futuri. Ma questi costi si quantificano opera per opera, anno per anno. Non si prende il valore complessivo degli investimenti e lo si trasforma in una generica ipoteca sulla città.
Infine, i 41 milioni di opere PNRR. I ritardi vanno affrontati e le conseguenze finanziarie verificate progetto per progetto. Ma 41 milioni di opere non significano automaticamente 41 milioni di finanziamenti perduti, né 41 milioni di debiti comunali. Per affermarlo servirebbero provvedimenti, importi non riconosciuti e coperture aggiuntive effettivamente necessarie. Nell’articolo questa quantificazione non c’è.
Le criticità non si nascondono. Si misurano. E proprio perché il futuro di Benevento è una questione seria, non si può chiamare “debito” qualunque cifra faccia impressione.
I conti dell’ente sono in ordine, l’eredità lasciata dalla ex assessore Serluca è stabile e concreta.
Il rendiconto 2025 ha tenuto conto anche delle riserve necessarie alla copertura di rischi e obblighi potenziali, pur senza mai trascurare la necessità di programmare i nuovi costi di gestione.
Si mettano in fila gli obblighi reali, i costi annui e le coperture. Poi si discutano le scelte.
Perché un titolo può anche essere suggestivo. Un bilancio, invece, deve tornare”.