Tempo di lettura: 3 minuti

È passata qualche settimana, ma a Procida si parla ancora del Festival dedicato ai film. E non solo per i film.

Dal 23 al 27 settembre l’isola ha ospitato la XIV edizione del Procida Film Festival, tema di quest’anno l’Identità, con un focus preciso su cineturismo e valorizzazione del territorio. Un festival che si è svolto su un’isola ma ha fatto parlare di sè tutta Italia.

Alla direzione artistica, per il primo anno, Francesco Della Calce. Un giovane direttore che ha colpito tutti per un dettaglio che a Procida non passa inosservato: Francesco preferisce intervistare gli attori seduto direttamente sul palco. Niente sedie, niente poltrone, niente tavolini che lo mettano un gradino più su. Si siede a terra, a gambe incrociate, e da lì guarda negli occhi chi ha davanti. Ed un po’ come restare sempre dalla parte del pubblico.

“Se devo ascoltare una storia, devo stare alla sua stessa altezza”, ha detto la sera della retrospettiva “Pane, Ammore e Libertà” ai Giardini di Elsa. È con questa umiltà che Francesco è arrivato a Procida.

Della Calce è critico cinematografico esperto, talentuoso e brillante. Torrese di nascita e cresciuto a Fuorigrotta, si è fatto strada da solo, oggi firma per Il Mattino, LEFT, Il Napolista e CineMoi, voce di Radio Marte, direttore dell’Archivio Fotografico Enrico Appetito di Roma e della Fondazione Gagliardi Marino Angeloni di Cava de’ Tirreni. Già alla direzione del Mitreo Film Festival per tre anni e vicedirettore del Premio Corto Flegreo, autore de La città azzurra (2023), La magnifica ossessione (2024), di un saggio su Il Postino (2024) e di Cartoline dall’Italia (2025), curatore di mostre su Vitti, Pasolini, Mastroianni, Antonioni e Volonté. Da anni porta il cinema nelle scuole e nelle università.

Il Festival che ha diretto ha avuto anche un forte valore affettivo.
A presiederlo Francesco Borgogna, che porta avanti con dedizione i progetti del figlio Fabrizio, ideatore e fondatore del Festival nel 2002 con l’associazione Meridiano14 e scomparso troppo presto nel 2015.

Sono stati cinque giorni diffusi in tutta l’isola, la Procida Hall per il brindisi d’apertura e i 23 corti in concorso, l’Hotel San Michele alla Corricella per gli incontri stampa, i Giardini di Elsa per la retrospettiva dedicata a Nino D’Angelo, a cui è andato il Premio alla Carriera.

Giuria presieduta da Massimiliano Gallo con Lello Arena, Valerio Caprara, Franco Dassisti, Angela Fontana, Alessia Santini, Flora Contrafatto e Gianluca Di Gennaro. Premiati ex aequo per i Corti di Finzione “Yukiko torna a casa” di Michele Granata e “Olive” di India Santella, e per la Tematica Sociale “In Gaza Pietas” di Diego Monfredini.

A far da cornice a chi sogna seguendo Della Calce sempre i colori di Procida. Lo sfondo non è una scenografia, è reale. Marina Corricella con le case pastello una sull’altra, Terra Murata che guarda il mare dall’alto, il silenzio della Chiaia al tramonto.

Massimo Troisi lo aveva capito che a Procida il tempo rallenta, e quando il tempo rallenta le storie ci vengono incontro. Per questo ogni vicolo del film sembra ancora vivo.

Della Calce lo ha capito allo stesso modo. Non ha portato il cinema sull’isola come un corpo estraneo. Ha lasciato che accadesse. Semplicemente e alla stessa altezza del pubblico. Semplicemente trovando la propria identità.