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Dalle università alle scuole, in città non si arresta l’onda lunga delle proteste. Trenta occupazioni da inizio ottobre, sedici al momento tra città e provincia. Le scuole napoletane avamposto della mobilitazione contro carovita e fondi per guerre e riarmo. Secondo il Coordinamento Kaos, al 22 ottobre sono occupati Vico, Sannazaro, Umberto, Serra, Alberti, Vittorio Emanuele, Palizzi e succursale Caselli, Elena di Savoia, Diaz, Casanova, Genovesi, Santissimi Apostoli, Flacco, Vittorini, Melissa Bassi, De Nicola e Villari. A loro si aggiungono gli atenei occupati: Federico II e L’Orientale. Le prossime tappe della mobilitazione: domani 23 ottobre, corteo contro il carovita, con partenza alle 18.00 in piazza Dante. Il 24 ottobre la manifestazione contro il Cpr di Castel Volturno. E il 30 ottobre lo sciopero generale.

Tra le ultime occupazioni, quella al liceo Vico. “Gli studenti di tutta Europa – scrive il collettivo studentesco – denunciano la profonda indifferenza perpetrata ormai da troppo tempo dai governi europei relativamente alla dimensione scolastica. I nostri capi di Stato non considerano una priorità la manutenzione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, lasciando gli studentə in strutture sempre più fatiscenti. Anziché investire nell’istruzione pubblica e garantire scuole sicure e dignitose, si preferisce portare avanti decreti legge repressivi e politiche razziste, mettendo il controllo e la repressione davanti al diritto allo studio e a un futuro migliore“.

Di oggi è l’occupazione del Casanova, le cui parole d’ordine sono rivolte contro il tetto di stranieri in classe e l’aumento del costo della vita. “Il governo – accusano gli studenti – invece di aiutare chi non riesce ad arrivare a fine mese che adesso sta giustamente bloccando tutto, decide di destinare fondi pubblici al riarmo e a strutture che sono veri e propri lager di Stato come il Cpr che si ha intenzione di costruire a poche decine di chilometri da noi e per il quale sono già stati stanziati 41 milioni”. L’ondata di proteste, però, non si fermerà qui.