A distanza di tre anni esatti dalla morte di Geradina Corsano, all’epoca 46enne,i familiari non vogliono arrendersi e chiedono di sapere quale circostanza abbia portato al decesso della congiunta.
Per la Procura di Benevento, titolare del fasciolo di indagine, il caso è da ritenersi archiavato già dal 2022: al centro del provvedimento di archiviazione firmato dal gip ci sono le posizioni ( entrambe estranee ai fatti) del medico dell’ospedale che prese in cura la 46enne e i titolari di un locale dove aveva trascorso la serata.
La vicenda era iniziata tra l’angoscia e i forti dubbi legati a un’ipotetica intossicazione alimentare. Nelle prime fasi delle indagini, a seguito dei malori accusati da Gerardina e dal marito dopo una cena fuori, gli investigatori avevano puntato i riflettori sul botulino, sospettando che il contagio potesse derivare dal peperoncino consumato in pizzeria o da alimenti presenti in casa.
L’allarme aveva fatto scattare i controlli dei Nas di Salerno, che avevano passato al setaccio sia l’abitazione della coppia sia il locale. Tuttavia, gli accertamenti nel ristorante non avevano evidenziato alcuna irregolarità o traccia riconducibile alla tossina botulinica, smentendo di fatto l’ipotesi iniziale.
Sotto esame degli inquirenti era finita anche la gestione clinica di Gerardina nei due giorni precedenti il decesso, trascorsi tra visite e il passaggio al pronto soccorso.
Per fare chiarezza, un collegio peritale composto da Carmen Sementa, Sebastiano Leone e Alessandro Santurro aveva analizzato le cartelle cliniche e le procedure seguite. Le conclusioni dei periti avevano stabilito la correttezza dell’operato sanitario: sia il codice di priorità assegnato alla paziente sia le cure prescritte sono stati giudicati adeguati, escludendo correlazioni tra il comportamento dei medici e il tragico decorso degli eventi.
Anche i risultati dell’esame autoptico, avevano completamente spiazzato le prime piste: nell’organismo della quarantaseienne è stata rilevata la presenza di una sostanza chimica, un agente impiegato in agricoltura per la protezione delle colture. Gli inquirenti non sono riusciti a comprendere in quale circostanza e attraverso quale canale la donna sia entrata in contatto con quel veleno.
Per questo la famiglia di Gerardina, attraverso il proprio legale, l’avvocato Gerardo Giorgione ha presentato ferma opposizione all’archiviazione del caso, chiedendo nuovi e più approfonditi accertamenti per fare piena luce sulla scomparsa della donna.
Il nodo centrale che spinge la famiglia a non arrendersi è che non hanno avuto rispote certe sull’effettivo passaggio della sostanza tossica all’organismo della donna.


















