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La crisi economica morde. La forbice tra ricchi e poveri si allarga e la povertà, come un vento gelido, comincia a farsi sentire in modo pesante. Torna un clima da dopoguerra e non sorprende se negli ultimi mesi si registra un’impennata del contrabbando di sigarette. Ricompaiono i banchetti in strada e la vendita di pacchetti e stecche illegali: a Napoli, in alcune zone, sembra di essere ripiombati nei primi anni Ottanta.

Anteprima24 ha documentato il nuovo – ma non inedito – trend della vendita dei tabacchi illegali. Nell’area antistante piazza Garibaldi c’è un venditore che tiene in una mano dei pacchetti di sigarette di varie marche, mentre nell’altra regge una busta di plastica con diverse stecche. Si ferma e fa da cicerone a una famiglia di spagnoli appena sbarcata in città: da efficiente informatore culturale suggerisce degli itinerari sia nella zona del lungomare sia del centro antico, per poi svelare ai suoi interlocutori iberici di saper parlare bene lo spagnolo perché ha vissuto vent’anni a Malaga. Quando raggiunge la sua postazione, lo avviciniamo e chiediamo se ha delle Camel. Forse equivoca la richiesta e ci risponde di avere la scorta presso un tabaccaio; poi, pensando che fossimo dei grossisti, ci chiede se siamo venuti con un camion. È un’affermazione che svela come quel contrabbandiere, oltre a vendere al dettaglio, possa fornire merce all’ingrosso – fino a riempire un intero furgone – e che il suo deposito si trova presso un tabaccaio amico.

Il nostro viaggio si concentra nella zona all’ombra di Porta Capuana: qui c’è l’epicentro del nuovo contrabbando di sigarette. I banchetti non sono nascosti, ma ben visibili; basta addentrarsi in via Nolana, via Soprammuro, via Lavinaio o vico Pergola e ogni quattro metri si trova una postazione con uno o due addetti. In esposizione ci sono i pacchetti di varie marche come Marlboro, Winston, Chesterfield, Lucky Strike, Davidoff, Kent, Parliament e L&M, venduti tra i 2 e i 4 euro a pacchetto contro i prezzi legali che vanno da 4,40 a 7,20 euro.

Questo circuito alimenta un business che a livello regionale in Campania genera tra i 70 e i 150 milioni di euro all’anno e copre a Napoli tra il 15% e il 25% del mercato totale del tabacco, posizionando l’intero territorio campano ai vertici nazionali per consumo di “bionde” illegali. Con margini di profitto al dettaglio che superano il 300% a fronte di costi d’acquisto all’ingrosso di appena 60 centesimi a pacchetto, la rete si sviluppa non solo nei quartieri storici del capoluogo (come Mercato, Pendino, Forcella, Case Nuove, Scampia, Secondigliano, Poggioreale e San Giovanni a Teduccio), ma trova solidi e strategici hub logistici distribuiti in tutta la provincia e nella regione. In particolare tra Giugliano in Campania, Casoria, Torre del Greco e Castellammare di Stabia, oltre che lungo la fascia costiera casertana, vengono gestite e smistate parte delle 20-40 tonnellate di tabacco che ogni anno le forze dell’ordine riescono a intercettare.

L’intera filiera si è evoluta rispetto agli anni ’80 e ’90, abbandonando i vecchi scafi veloci nei Balcani in favore di TIR provenienti dall’Est Europa scortati da documenti falsi, container marittimi approdati nei porti commerciali di Napoli e Salerno occultati con carichi di copertura schermanti e persino opifici clandestini “Zero Km”, allestiti in capannoni isolati dell’agro aversano e del giuglianese con manodopera estera segregata h24. Il tutto sotto la rigida regia della Camorra — con i clan Mazzarella e l’Alleanza di Secondigliano a incassare le tangenti sui banchetti del centro e i clan dell’area Nord e dell’hinterland a gestire i depositi sotterranei in sinergia con cartelli internazionali —, sfruttando le difficoltà economiche delle famiglie per alimentare una delle casseforti più solide del crimine organizzato campano.

Che esista una rete direttamente collegata a depositi e grossisti che riforniscono l’intero hinterland lo dimostrano le indagini della Guardia di Finanza: nell’ultimo anno si sono quadruplicati i sequestri di “bionde” in Campania. A conferma dei continui interventi delle forze dell’ordine sul territorio, proprio ieri i carabinieri hanno denunciato un 42enne sorpreso con 53 pacchetti di sigarette contraffatte. L’uomo dovrà rispondere di contrabbando, un reato che riporta alla memoria i mitici anni Ottanta, ma che evidentemente non è mai passato di moda.