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La notte di Halloween è sempre stata contraddittoria. C’è chi la reputa alla pari del peccato originale e chi non aspetta altro per esibire abiti manchevoli di parti. Ma è sull’attitudine nei confronti della festa che vorrei esporre una riflessione.

Il conformismo ha rovinato l’essere in innumerevoli modi, ma è su uno che, a parer mio, ha fatto centro: il far credere di essere originali. È riuscito in maniera magistrale ad annientare il senso critico nei confronti della vita e di sé stessi al punto da far credere, a tutti, di star facendo cose mai viste prima. Di essere sicuramente gli unici a fare quella determinata cosa in quel determinato modo. Ha creato, dunque, la convinzione che porta a dire: “sicuramente nessuno lo sta facendo come me”.

L’illusione, però, non basta a sé stessa, ha bisogno di pubblico. L’ ”originalità” che nessuno vede non conta. Nulla di sbagliato, attenzione, nel voler primeggiare. Tutto sbagliato, invece, nel doverlo far vedere. Con la stessa posa, lo stesso sfondo, lo stesso vestito. L’unica cosa che ci rimane di originale, ormai, è l’impronta genetica.

Foto, vestiti, trucchi: persino gli oggetti che escono dalle catene di montaggio in fabbrica presentano più diversificazioni. Tutti tristemente uguali. Tutti tristemente al mondo per mantenere uno status. Zombie, sì, ma per l’encefalogramma piatto e la puzza di conformismo. Non per altro.

Siamo merce che cammina. E a noi piace così. L’obiettivo di Halloween è far paura. Qui l’unica cosa che fa paura è la nostra alienazione.