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Dormiva nella sua cameretta, a pochi metri dal dramma che si stava consumando. Aveva solo 10 anni la figlia di Annalisa Rizzo, 43 anni, impiegata di banca, uccisa ad Agropoli nella notte tra il 21 e il 22 gennaio 2024 dal marito Vincenzo Carnicelli, 63 anni, pizzaiolo, che si è poi tolto la vita in via Gaetano Donizetti.

La bambina, rimasta orfana di entrambi i genitori, è stata affidata ai nonni materni. Ed è proprio sua nonna, Maria Giovanna Russo, ad aver portato la sua testimonianza a Napoli al convegno “Orfani di femminicidio: lo Stato che c’è”, per i cinque anni del progetto Respiro.

Respiro, della cooperativa Irene ’95 con Con i Bambini, Save the Children e Terre des Hommes, ha seguito 124 orfani di 78 famiglie in 6 regioni del Sud, Campania in testa. Numeri che raccontano l’emergenza: più della metà aveva meno di 9 anni, uno su tre meno di 6. Nell’87,7% dei casi ad uccidere è un genitore. Il 25% ha assistito al delitto, il 32% era in casa al momento dei fatti.

E l’83,1% aveva già vissuto violenze prima dell’omicidio.

Quasi l’80% dei bambini è accolto da familiari, il 64,9% dai nonni materni. Ma 53 su 110 non avevano mai avuto supporto psicologico prima di Respiro. E il 45,5% non ha ancora avuto i benefici previsti dalla legge. Dati che descrivono una emergenza nazionale, di cui oltre ai particolari fornitori dalla cronaca giudiziaria, si smette di parlare. Accade spesso che una volta assicurato il colpevole alla giustizia ci si smetta di chiedere chi resta che vita stia conducendo. Perchè spente le luci della cronaca, la società ha imparato ad archiviare ferite ancora aperte.