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Dai vertici dell’Arcidiocesi di Napoli non hanno voluto sentire ragioni: gli occupanti per necessità di Palazzo Miraglia, nel cuore del centro storico, devono sbaraccare. A seguito di una timida interlocuzione con Largo Donnaregina, qualcuno aveva sperato fino all’ultimo in un rinvio dello sgombero all’anno prossimo. Invece, l’ufficiale giudiziario si è presentato puntuale per bussare al portone dell’edificio di proprietà dell’Ordine dei Servi di Maria. Nonostante il sit-in di attivisti e comitati giunti a difesa del diritto alla casa per famiglie e giovani disagiati che da dieci anni vi hanno trovato rifugio, il funzionario ha concesso una proroga di una sola settimana.

“Questa è la risposta della Chiesa partenopea che dovrebbe proteggere i più deboli – attaccano gli attivisti del comitato –. Evidentemente gli interessi legati ai fondi del PNRR per realizzare uno studentato sono ingenti e ritenuti più importanti del diritto all’abitare”. A seguito del tentativo di sfratto, un corteo spontaneo si è mosso da Piazza Miraglia verso la Prefettura, ma è stato prontamente bloccato dalle forze dell’ordine in Piazza Trieste e Trento a causa delle celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate in corso in Piazza del Plebiscito.

Le mobilitazioni per affermare il diritto a restare nell’immobile di Piazza Miraglia erano cominciate già nel giorno della festa di San Gennaro, quando una delegazione aveva esposto uno striscione davanti al Duomo. Le iniziative di sensibilizzazione sono poi proseguite fino a pochi giorni fa con l’occupazione simbolica del Museo del Tesoro di San Gennaro. A protestare gli abitanti della struttura “Zia Ada occupata”, tra una settimana a rischio sgombero per far spazio a un progetto di studentato realizzato anche con i fondi di Cassa Depositi e Prestiti. Famiglie, collettivi studenteschi e la Rete per il diritto all’abitare si sono radunati a più riprese a pochi passi da via Duomo per chiedere all’arcivescovo Don Mimmo Battaglia di intervenire e fermare gli sfratti programmati.
La struttura appartiene all’ordine religioso dei Servi di Maria, che già in passato aveva tentato di liberare l’immobile, occupato nel 2014 dal collettivo “Magnammece ‘o pesone” dopo anni di abbandono e riqualificato dal basso.

Si sono susseguite forti pressioni da parte dei proprietari, i cui interessi vedono il coinvolgimento di un imprenditore attivo nel settore delle case vacanze e dei B&B nel centro antico – denunciano gli attivisti -. I tentativi di liberare l’edificio si sono sempre arenati di fronte alla disponibilità degli occupanti a lasciare lo stabile solo a condizione di una sistemazione alternativa; tuttavia, né il Comune né i proprietari sono finora riusciti a individuare soluzioni alternative dignitose e percorribili. All’interno di Palazzo Miraglia vivono nuclei familiari estremamente fragili: persone in difficoltà economica, precari e soggetti con problemi di salute, messi alle strette da un mercato immobiliare cittadino ormai fuori controllo. Come spiega l’attivista Alfonso De Vito: “Siamo nel centro di Napoli, nella Municipalità più spopolata della città, dove i residenti sono stati spinti via per fare spazio ai turisti. Napoli è oggi la prima città in Italia per acquisto di interi palazzi ad uso investimento, con un impatto devastante sulla cittadinanza“.

Al posto dello stabile di Piazza Miraglia sorgerà dunque uno studentato privato rientrante nel piano nazionale promosso dal Governo, che ha aperto l’accoglienza degli studenti fuori sede alla speculazione dei privati. Il meccanismo prevede che il 70% dei posti venga immesso nel libero mercato, mentre solo il 30% sia destinato agli studenti beneficiari delle misure di welfare universitario, con un vincolo temporale limitato a soli 12 anni. Trascorso tale termine, il privato si ritroverà proprietario di una struttura ricettiva di pregio nel cuore del centro storico, ristrutturata con fondi pubblici e pronta a operare a pieno regime.
Una contraddizione evidenziata con forza da occupanti e collettivi: “In questo immobile vivono da anni persone senza dimora. Ora si programma lo sgombero di queste famiglie per favorire uno studentato privato finanziato con i fondi del PNRR. È l’ennesimo scandalo denunciato anche dalle organizzazioni studentesche, poiché in queste strutture pubbliche le stanze arrivano a costare in media 650 euro al mese”.

Le stime confermano che nei plessi privati già attivi a Napoli i posti letto oscillano tra i 630 e i 700 euro mensili che, sommati a utenze e servizi, portano il budget annuo per una singola stanza a circa 11 mila euro.

“Abbiamo chiesto al cardinale Battaglia una mediazione su cui si era impegnato circa due settimane fa, ma non abbiamo avuto riscontri – incalzano gli attivisti –. Queste famiglie e questi ragazzi hanno diritto a una risposta: i beni donati alla Chiesa per scopi sociali non possono essere ceduti a operazioni speculative. Non devono essere i poveri a pagare il prezzo di una città asfissiata dalla turistificazione e dagli affitti brevi senza regole”.

La tensione sul fronte casa coinvolge anche altre proprietà ecclesiastiche in città. Tra le vertenze aperte c’è quella di Carlo, 76 anni e con gravi problemi di salute, che rischia lo sfratto dopo quarant’anni dal suo appartamento nel rione Materdei, di proprietà dei Frati Minori Francescani. Nei giorni scorsi l’uomo si è incatenato all’altare della Basilica di Santa Chiara con il supporto dei movimenti per il diritto all’abitare. A seguito della mobilitazione, i legali dei frati hanno promesso lo stop allo sfratto entro novembre 2026, anche se gli attivisti mantengono alta la guardia.