Un blitz all’alba a Pianura da parte della Squadra Mobile di Napoli, con l’ausilio del Commissariato Pianura. Nel mirino della DDA gli esponenti di tre clan: i Perfetto, il gruppo criminale dei Musto e alcuni esponenti apicali dei Lago, che si combattono senza esclusione di colpi nella zona occidentale di Napoli per il controllo delle attività illegali. In manette sono finite 28 persone o, come ricorda il capo della Procura di Napoli Nicola Gratteri, presunti innocenti, indagati a vario titolo per i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione e vendita abusiva di armi da fuoco, aggravati dal metodo mafioso. Il pool di magistrati, coordinato dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Sergio Amato, ha ricostruito una serie di episodi legati al traffico di droga e alle estorsioni, ma anche l’operatività delle piazze di spaccio H24, strutturate su turni e con paghe stimate in 550 euro a settimana. “Abbiamo accertato 15 episodi dal 2025, segno di una continua conflittualità – ha sottolineato il dirigente della Squadra Mobile, Mario Grassia – e a pagarne le conseguenze è stato persino un cittadino in attesa dell’autobus per andare a lavorare, che ha perso un occhio”.
Il procuratore aggiunto Amato ha rilevato: “Azioni criminali per ottenere il controllo delle piazze di spaccio che valgono ogni mese 50mila euro l’una tra Pianura, Soccavo, Fuorigrotta e Cavalleggeri. Chi non si allineava all’egemonia del clan Perfetto veniva avvertito: abbiamo intercettato il bunker dove un capopiazza è stato minacciato con una pistola, si sente chiaramente la scarrellata dell’arma”. Mentre il questore Fausto Lamparelli ha evidenziato come si sia trattata di “un’indagine a 360 gradi che colpisce tre sodalizi e individua l’evoluzione criminale nel quartiere”.
Un territorio, quello di Pianura, che resiste nonostante tutto e dove — in un’area troppo spesso dimenticata dalle istituzioni — nacque in anni difficili la prima associazione antiracket: “Pianura per la Legalità – in memoria di Gigi e Paolo APS”, presieduta da Luigi Cuomo. Intervistato da Anteprima24, Cuomo sottolinea: “L’importante risposta dello Stato restituisce fiducia al quartiere. La società civile è pronta a fare la propria parte per costruire una libertà duratura dalla paura. A tutti i magistrati e agli operatori della polizia impegnati in questa operazione diciamo grazie. Il loro lavoro difende la vita quotidiana delle persone e dà forza a chi trova il coraggio di denunciare”.
Un blitz che ha inferto un duro colpo, sebbene i nomi restino in gran parte quelli noti. “Hanno sempre i soliti cognomi. Sono pericolosi e si spera che, una volta arrestati, restino in carcere. Il tema della certezza della pena è fondamentale – sottolinea Cuomo –. Oggi la classica estorsione ai commercianti a Pianura è quasi del tutto superata: chi subisce una richiesta del racket viene presso la nostra associazione e vince, come dimostrano anni di denunce e condanne. Il pizzo, casomai, si è spostato sulle piazze di spaccio”.
Quindi chi vende la droga è soggetto a estorsione? “Il clan in un determinato territorio controlla lo spaccio, ma c’è anche il ‘libero professionista’ non collegato direttamente a nessuno che versa al clan una quota per esercitare la vendita di stupefacenti ed essere protetto. Quelli che si industriano da soli chiedono l’autorizzazione e per questo ‘servizio’ pagano. Se il clan avversario ritiene che gli spetti una percentuale, allora scoppia il conflitto”. Luigi Cuomo allarga poi la riflessione economica e sociale: “Alcuni pensano che vendendo la droga si risolvano i problemi economici familiari. Così non è. Alla fine, tra blitz delle forze dell’ordine, denaro per l’approvvigionamento, quote da versare ai clan e costi imprevisti come le spese legali, l’illusione svanisce. Vivere nella legalità, nel rispetto delle regole e di un lavoro anche umile ma onesto rende davvero le persone libere”.
A Pianura, tuttavia, si fa i conti con una criminalità di strada di livello basso, scarsamente organizzata e proprio per questo ancora più pericolosa: lo certificano le quindici “stese” ricostruite dagli investigatori e il gravissimo ferimento del passante che ha perso un occhio. Episodi che dimostrano quanto le contese mettano a repentaglio la vita di chiunque. Nonostante le difficoltà, Pianura resta un simbolo di riscatto. “Proprio sabato scorso, il 31 ottobre, associazioni e cittadini si sono riuniti nella parrocchia di San Giorgio Martire per unire energie e proposte per il futuro del quartiere – conclude il presidente di ‘Pianura per la Legalità’ –. Un luogo dal forte valore simbolico: nella stessa parrocchia, ventiquattro anni fa, prese forma il percorso che diede vita alla prima associazione antiracket della Campania. Quell’incontro ha riaffermato una volontà precisa: non voltarsi dall’altra parte, non rassegnarsi alla presenza soffocante della camorra e costruire una rete civica capace di collaborare con le istituzioni. Questo modello virtuoso di dialogo e prossimità proveremo a estenderlo presto anche in altri quartieri difficili come Ponticelli”.




















