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Quattro passi e ti ritrovi a contrattare il prezzo abbordabilissimo di una borsa Fendi, Gucci, Prada, Dolce & Gabbana, Louis Vuitton, Chanel, Yves Saint Laurent (YSL), Dior, Burberry, Moschino, ma anche Armani, Valentino e Bottega Veneta, completa di confezione originale e cartellino di garanzia. Il campionario è vastissimo: oltre alle borse a mano, ci sono portafogli in pelle, cinture, borselli e piccola pelletteria. C’è l’imbarazzo della scelta. Merce esposta con cura e attenzione sulla bancarella, che sembra la vetrina di una boutique di lusso di via dei Mille, di via dei Condotti a Roma o di via Montenapoleone a Milano; e invece siamo in via della Maddalena, nella zona della Duchesca, a Napoli.

 

Anteprima24 ha potuto constatare e documentare come le borse, rigorosamente false, siano riprodotte in modo impeccabile e fedele all’originale. Il prezzo dei vari modelli Fendi, Prada e Moschino oscilla tra 20 e 70 euro. È vero che l’area compresa tra la Stazione Centrale e Porta Capuana rappresenta l’epicentro del mercato illegale, ma a questi luoghi occorre aggiungere un’organizzazione capillare distribuita in tutti i quartieri di Napoli e nei comuni dell’area metropolitana. Quella della contraffazione di borse, portafogli e accessori di lusso a Napoli rappresenta un sistema economico sommerso tra i più strutturati, complessi e imponenti d’Europa. Non si tratta soltanto di bancarelle abusive, ma di una filiera industriale e logistica ramificata che s’intreccia con la produzione clandestina, la grande distribuzione internazionale e la criminalità organizzata.

Il mercato del falso a Napoli riproduce fedelmente l’intero catalogo dell’alta moda globale: tra i marchi più frequentemente replicati figurano, senza eccezioni, le grandi griffe del lusso italiano e internazionale. Le stime storiche e le analisi di settore indicano che il giro d’affari del falso nell’area napoletana si è mosso, nel corso del quinquennio preso in esame, su scale di miliardi di euro. La produzione non avviene più unicamente nei laboratori improvvisati dei Quartieri Spagnoli o di Pendino/Mercato, ma si avvale di una rete di fabbricate e opifici nascosti (spesso localizzati nell’area nord della provincia, come Secondigliano, Melito, Mugnano, o nel distretto industriale nolano), dove lavora anche manodopera irregolare e clandestina. Senza dimenticare che, accanto allo storico mercato “all’aperto” e ai mercatini rionali, il fenomeno si è fortemente spostato sul web e sui social network (tramite canali Telegram, pagine Facebook e siti vetrina specchiati), con spedizioni in tutta Italia e all’estero tramite corrieri espressi.

 

Le forze dell’ordine non stanno a guardare. I dati dei sequestri effettuati periodicamente dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, insieme alla Polizia di Stato e all’Agenzia delle Dogane, restituiscono la portata colossale degli interventi repressivi: in un solo grande intervento mirato nei quartieri di deposito (come Ponticelli, San Giovanni a Teduccio o il Nolano), i sequestri possono superare in poche ore da 300.000 a oltre 500.000 pezzi tra capi d’abbigliamento, accessori e borse di lusso.

Negli anni, i bilanci parlano di decine di milioni di articoli di pelletteria e accessori sequestrati a livello provinciale, per un valore commerciale stimato sul mercato del “nuovo” che ammonterebbe a centinaia di milioni di euro. Solo considerando i piani di contrasto nazionali della Guardia di Finanza, la lotta alla contraffazione in Italia porta regolarmente al sequestro di centinaia di milioni di prodotti non conformi o falsi, di cui una quota percentuale molto rilevante ha origine o snodo logistico in Campania.
Una fetta fondamentale dei sequestri riguarda non solo le borse finite, ma anche le componenti staccate: migliaia di etichette metalliche, loghi griffati, tirazip, fodere interne e certificati di autenticità falsificati, che dimostrano come l’assemblaggio finale avvenga spesso localmente dopo l’importazione di materia prima anonima, prevalentemente dalla Cina o da altri distretti asiatici. Un aspetto importante che emerge dalle diverse inchieste è la fase dell’approvvigionamento dai canali internazionali, come l’arrivo di pellami sintetici o semilavorati neutri, e la fase di stampaggio dei loghi tramite macchinari industriali ad alta precisione nei laboratori protetti. Poi c’è lo stoccaggio e lo smistamento della merce, per lo più conservata in grandi depositi gestiti spesso sotto il controllo o con il pagamento di una “protezione” ai clan — Mazzarella, Alleanza di Secondigliano — che reinvestono i proventi del traffico di droga o delle estorsioni in questo redditizio business a basso rischio penale rispetto ad altri reati.

La distribuzione, come ha potuto documentare Anteprima24, è affidata ai dettaglianti, per lo più ambulanti e mercatini. Basta fare due passi nelle strade del centro storico per constatare la vendita su strada: via Toledo, i Decumani, la zona del porto e le aree turistiche, dove la vendita è gestita prevalentemente da immigrati ridotti a “manovalanza”.
Poi, come accennavamo prima, hanno un peso rilevante in questo business i canali digitali e i cataloghi privati: le ordinazioni avvengono su Telegram, WhatsApp o sui social, con consegne a domicilio o ritiro in magazzini insospettabili per una clientela locale e turistica alla ricerca del “clone perfetto”. Si tratta di un trend ultimamente molto forte in città: molti turisti in visita a Napoli diventano infatti clienti affezionati e, inseriti nella rete commerciale illegale, ordinano il prodotto che gli viene poi recapitato presso la propria abitazione. Questo scenario, viste le enormi potenzialità del mercato, ha spinto molti venditori napoletani a ripercorrere il solco del “vecchio mestiere” del magliaro: girare l’Italia e molti Paesi europei su appuntamento, con cataloghi sempre aggiornati e il campionario da mostrare.