L’Avellino perde all’esordio contro l’Arezzo e, al di là degli aspetti positivi mostrati soprattutto nel primo tempo, il 2-1 del Partenio-Lombardi consegna a Nesta e alla società indicazioni che sarebbe sbagliato ridimensionare. Perché una sconfitta alla prima giornata non può certamente aprire processi, ma alcuni problemi emersi contro i toscani erano già comparsi durante il precampionato. E quando determinati limiti diventano ricorrenti, il rischio è che non si possa più parlare soltanto di episodi.
Rispetto alla brutta serata di Monza l’Avellino ha mostrato un’altra faccia. Ha costruito dal basso con maggiore sicurezza, ha cercato ampiezza, ha mosso il pallone con discreta qualità e soprattutto ha trovato in Russo un riferimento capace di rompere gli equilibri. Il gol del numero 10, arrivato dopo l’infortunio di Fila, è stato il premio al miglior momento dei biancoverdi: apertura precisa di Palumbo e conclusione splendida sul palo lontano.
Proprio lì, però, è iniziato il principale rimpianto. L’Avellino non ha avuto la capacità di sfruttare il momento favorevole. Una squadra che vuole vivere un campionato tranquillo, o magari provare a guardare qualcosa più in alto, deve imparare a chiudere le partite quando ne ha la possibilità. I biancoverdi hanno invece progressivamente perso metri, abbassato il baricentro e lasciato all’Arezzo la possibilità di rimanere aggrappato alla gara.
Nella ripresa sono venute fuori anche difficoltà strutturali. Sulla corsia sinistra l’Arezzo ha trovato troppo facilmente spazio per attaccare. Arena ha creato problemi ripetuti e l’azione del rigore dell’1-1 è quasi la fotografia delle difficoltà difensive: avversario capace di saltare più uomini, reparto costretto a rincorrere e Besaggio chiamato a una chiusura disperata. Cianci ha trasformato e da quel momento l’Avellino ha perso progressivamente controllo e lucidità.
Nesta ha provato a cambiare con gli uomini a disposizione, ma anche dalla panchina non sono arrivate risposte sufficienti per ribaltare nuovamente l’inerzia. E questo è un altro dato sul quale riflettere. Il problema non riguarda soltanto l’undici titolare: serviranno alternative in grado di cambiare realmente una partita, soprattutto quando ritmo e intensità iniziano a calare. Il gol di Ionita al 90’, con Simic battuto nel gioco aereo, ha trasformato un pareggio già poco soddisfacente in una sconfitta pesante. Un episodio, certamente, ma arrivato dopo una seconda parte di gara nella quale l’Arezzo aveva mostrato maggiore lucidità nella gestione dei momenti.
È qui che entra inevitabilmente in gioco anche il mercato. Il ritorno di Filippo Missori può rappresentare una soluzione importante sulla corsia destra e aggiungere corsa e alternative, ma difficilmente può essere considerato sufficiente per completare questa squadra. La gara contro l’Arezzo ha evidenziato la necessità di aumentare qualità e affidabilità anche in altre zone del campo, soprattutto in difesa e nella capacità di dare imprevedibilità alla manovra quando Russo viene limitato.
Non serve rivoluzionare una rosa che ha comunque mostrato buone individualità e alcuni principi interessanti. Serve però completarla. Il campionato non aspetta e il mercato deve consegnare a Nesta qualche soluzione in più, non soltanto numericamente ma per caratteristiche.
L’Arezzo ha vinto facendo quello che in questa categoria spesso fa la differenza: ha resistito nei momenti difficili, ha sfruttato gli errori e ha colpito quando ne ha avuto l’occasione. L’Avellino ha giocato meglio a tratti, ma ha raccolto zero punti. Ed è questo, più di qualsiasi buona impressione, il dato dal quale ripartire.
















