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Il sogno biancoverde non è più un’illusione coltivata sottovoce. Ad Avellino, dopo settimane vissute tra rincorse e calcoli, l’aria è cambiata davvero: i play off, conquistati quasi contro pronostico, hanno acceso una città che ora guarda oltre l’orizzonte dell’ottavo posto. E il Catanzaro, prossimo ostacolo sul cammino degli uomini di Davide Ballardini, rappresenta molto più di una semplice sfida. È il bivio tra una stagione già straordinaria e la possibilità concreta di trasformarla in qualcosa di storico.

Un mese fa, al Partenio-Lombardi, gli irpini riuscirono a fermare i calabresi grazie all’acuto inatteso di Antony Iannarilli. Da quel momento l’Avellino ha cambiato marcia: solidità, entusiasmo e una nuova consapevolezza hanno trascinato i biancoverdi dentro una corsa che oggi porta addirittura a immaginare la Serie A. Domani sera al Ceravolo, con il calcio d’inizio fissato alle 21, non ci saranno soltanto i 750 tifosi al seguito. Dietro quella trasferta si muoverà idealmente un’intera provincia, pronta a vivere la notte davanti a televisioni, maxischermi e ritrovi organizzati in ogni angolo dell’Irpinia.

Le notizie che arrivano dal campo alimentano ulteriormente l’entusiasmo. Andrea Favilli ha dato segnali incoraggianti tornando ad allenarsi in gruppo dopo il problema muscolare che lo aveva escluso dalla gara contro il Modena. L’attaccante ha svolto senza difficoltà sia il lavoro atletico sia la partitella finale, candidandosi concretamente per una convocazione, anche se difficilmente dall’inizio. Ballardini, invece, dovrà ancora rinunciare a Simic, Reale, Milani e Sala, mentre ritrova Fontanarosa, pronto a contendersi una maglia sulla fascia sinistra con Missori, protagonista nell’azione che ha deciso l’ultima sfida contro i canarini.

Avellino-Catanzaro, allora, non sarà soltanto una partita da dentro o fuori. Sarà soprattutto il confronto tra due identità forti, due piazze calde e due gruppi che credono profondamente nel proprio destino. Da una parte l’esperienza e il pragmatismo costruiti da Ballardini, dall’altra il talento e la spinta emotiva dei giallorossi. In mezzo, novanta minuti che possono cambiare la percezione di un’intera stagione.