Fabiano Parisi è stato tra i protagonisti del V Memorial dedicato a Charles Carmine Parisi e a Francesco “Ciappone” De Feo, svoltosi al “Mariconda” di Serino. Il difensore della Fiorentina è tornato nella sua terra per prendere parte alla manifestazione in ricordo del papà, ricevendo l’abbraccio di amici e tifosi. Tra gli ospiti anche Ezio Capuano, che ha parlato del momento attraversato dal laterale irpino, soffermandosi poi sul calcio italiano, sui giovani e sull’Avellino.
Il tecnico non ha nascosto il rammarico per l’infortunio che ha fermato Parisi nel momento migliore della sua stagione. “Si è fatto male in maniera strana, da solo. Lo dicevo proprio ieri ad una emittente di Firenze: era nel suo miglior momento. Paolo Vanoli lo aveva reinventato in un ruolo diverso, quasi da esterno che rientrava alla Robben, e stava facendo veramente bene”.
Per Capuano, però, il valore del calciatore va oltre qualsiasi collocazione tattica. “Fabiano è forte a prescindere dal ruolo. Ha fatto bene da terzino, da quinto e stava facendo bene anche in quella posizione più avanzata. Purtroppo è arrivato questo infortunio proprio quando era pronto a fare un ulteriore salto di qualità“. L’allenatore rivela anche un retroscena di mercato. “Lui sarebbe andato al Como. Era un calciatore attenzionato da Fabregas, questo lo posso dire con certezza. Aveva davanti un’occasione straordinaria e l’infortunio gli ha fatto perdere un treno importante. Ma è giovane, è un 2000 e sono convinto che avrà tante altre opportunità. Ha già iniziato il recupero e penso che tra novembre e dicembre potrà essere nuovamente in campo”.
Oltre alle qualità tecniche, Capuano sottolinea soprattutto quelle umane. “In oltre quarant’anni di calcio posso dire che Fabiano è uno di quei pochi ragazzi che non si è mai montato la testa. È rimasto sempre se stesso, una persona umile, disponibile e legata ai propri valori. La vera forza di un calciatore è non farsi cambiare dal successo e lui questo non l’ha mai fatto”.
Il tecnico ricorda anche il forte rapporto del difensore con il territorio. “Ha creato una squadra nel suo paese. È un gesto che racconta l’amore verso la sua terra, verso la sua famiglia e verso chi ha sempre creduto in lui. Queste cose contano tanto e spiegano perché riuscirà a superare anche questo momento”.
Dalle vicende di Parisi il discorso si sposta inevitabilmente sul calcio italiano. Capuano individua nel sistema di valorizzazione dei giovani uno dei principali problemi. “L’ho detto tante volte: bisogna eliminare la forzatura di far giocare i giovani. I ragazzi devono scendere in campo perché sono più forti, non perché esiste un obbligo. Ad Avellino Parisi giocava perché era il migliore, non perché era giovane. C’erano calciatori di trentaquattro anni che restavano fuori perché lui meritava di giocare”
Secondo il tecnico, anche il meccanismo dei contributi economici rischia di produrre effetti negativi. “In Serie C i contributi spingono alcune società a prendere ragazzi solo per incassare i premi. Così si crea un’illusione e non si fa crescere davvero il movimento. I giovani vanno valorizzati attraverso la qualità, non con le imposizioni”.
Capuano insiste anche sulla necessità di proteggere il lavoro dei vivai. “Chi investe milioni di euro nel settore giovanile deve essere tutelato. Non è possibile formare un ragazzo e poi perderlo con troppa facilità. In Italia i giocatori forti ci sono, ma non vengono valorizzati come dovrebbero. Se per tre Mondiali consecutivi restiamo fuori, significa che il problema è strutturale“.
Il tecnico promuove infine il lavoro svolto dall’Avellino sul mercato. “L’Avellino ha preso giovani importanti. Anche nella passata stagione aveva under di grande livello, probabilmente tra i migliori della categoria. Qualche over forse non ha reso come ci si aspettava, ma sui giovani la società ha sempre dimostrato di avere un ottimo occhio“.
In chiusura, uno sguardo al proprio futuro. “Ho ancora un anno di contratto e vedremo cosa succederà. Qualcosa si muove, ma l’anno scorso ho pagato una scelta fatta per difendere la mia dignità. Dal punto di vista morale la rifarei altre cento volte, anche se professionalmente ne sto ancora pagando le conseguenze”.

















