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C’è un momento preciso in cui una professione smette di essere un semplice lavoro e diventa storia personale. Per il dottor Carmine Sanseverino, quell’istante ha avuto il suono secco dell’ultimo timbro al marcatempo dell’ospedale di Solofra. Un gesto ripetuto per oltre quarant’anni che, questa volta, ha segnato un confine definitivo.

A raccontarlo è stato lui stesso con un post sui social, poche righe cariche di significato per descrivere il passaggio da una vita vissuta in corsia a un tempo nuovo, quello della pensione: “Oggi, dopo oltre 40 anni, ultima giornata di lavoro al Presidio Ospedaliero del Moscati ad Avellino. Domani ultime timbrature del cartellino a Solofra. Sarò in pensione come medico ospedaliero dal 1° aprile, come se fosse uno scherzo“.

Non è passata inosservata la data: 1° aprile. Una coincidenza che lo stesso Sanseverino ha raccontato con ironia, quasi fosse uno scherzo del destino. Ma nel suo percorso al Moscati di Avellino di leggero c’è stato ben poco. Ci sono stati sacrifici, notti difficili, responsabilità enormi e una presenza costante accanto ai pazienti. Tra le pagine più intense della sua carriera resta quella legata alla pandemia. Sanseverino ha vissuto il Covid da entrambe le prospettive: prima in prima linea come medico, poi da paziente, affrontando in prima persona la malattia.
 

I mesi trascorsi in terapia intensiva hanno segnato profondamente la sua vita. La sua uscita dalla palazzina Covid, in barella e tra gli applausi dei colleghi, è diventata una delle immagini simbolo di quel periodo. Non solo la guarigione di un uomo, ma il segno concreto di una speranza condivisa.

Da quel momento, quella che lui stesso ha definito una “seconda vita” è stata vissuta con ancora più consapevolezza, trasformando ogni giorno di lavoro in un gesto ancora più carico di umanità. Con il pensionamento di oggi, il Moscati perde non soltanto un medico, ma un punto di riferimento. Il suo saluto affidato ai social, accolto da un’ondata di affetto e riconoscenza, racconta molto più di un addio: racconta una generazione di professionisti per cui il lavoro non è mai stato un orario, ma una presenza.

Da domani Carmine Sanseverino non sarà più in corsia. Si chiude un capitolo fatto di turni, urgenze e responsabilità, ma non si spegne ciò che ha rappresentato. Resterà nei volti incontrati, nelle mani che ha stretto, nelle vite che ha incrociato lungo il suo percorso. Perché il segno lasciato da chi ha vissuto la medicina come missione non si cancella con una firma o un ultimo timbro. Da domani cambia il ruolo, non l’essenza. E certe storie, semplicemente, continuano altrove.