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La conclusione della bonifica dell’ex Isochimica, annunciata dal Comune di Avellino, rappresenta un passaggio importante per la città e per il quartiere di Borgo Ferrovia. Dopo decenni di attese, denunce, dolore e battaglie civili, si chiude una fase fondamentale: quella della messa in sicurezza ambientale di uno dei luoghi simbolo delle ferite industriali, sociali e sanitarie della città.

Ma per Legambiente Avellino la fine della bonifica non può e non deve coincidere con la fine della storia dell’Isochimica. Al contrario, è da qui che deve cominciare una nuova responsabilità pubblica: restituire dignità a quel luogo, alla memoria degli operai, alle loro famiglie e a un quartiere che per troppo tempo ha convissuto con una ferita aperta. «La vicenda Isochimica è una storia di lavoro negato, di salute calpestata, di indifferenza e di omertà. La bonifica era necessaria e attesa, ma ora serve un passo ulteriore: quel luogo deve essere rigenerato attraverso un vero processo di partecipazione, partendo dagli ex operai, dalle loro famiglie, dagli abitanti di Borgo Ferrovia e dalle realtà sociali della città», dichiara Antonio Di Gisi.

Per l’associazione, il futuro dell’ex Isochimica non può essere deciso dall’alto, né ridotto a una semplice operazione urbanistica. Serve un percorso pubblico, trasparente e condiviso, capace di tenere insieme memoria, giustizia ambientale, rigenerazione urbana e partecipazione democratica. «L’ex Isochimica deve diventare un luogo di memoria viva: non un monumento freddo, non uno spazio qualsiasi, ma un luogo capace di raccontare ciò che è accaduto, di dare voce a chi ha pagato sulla propria pelle quella tragedia e di costruire una nuova funzione pubblica per il quartiere e per la città. La memoria non è un vincolo al futuro: è la condizione per progettare un futuro più giusto», prosegue Antonio Di Gisi.

L’associazione chiede quindi al Comune di Avellino di aprire subito un percorso di coprogettazione, con assemblee pubbliche, momenti di ascolto e un tavolo permanente che coinvolga ex lavoratori, familiari delle vittime, il quartiere, le associazioni, le scuole, le competenze tecniche e la cittadinanza.

Solo così l’ex Isochimica potrà smettere di essere il simbolo dell’abbandono e diventare uno spazio di riscatto collettivo. Un luogo in cui la città non cancella la propria storia, ma la guarda in faccia e sceglie di trasformarla in consapevolezza, partecipazione e giustizia. «Dopo anni di silenzi e responsabilità mancate, la partecipazione è l’unico modo per restituire dignità a questa storia. La città deve decidere insieme cosa diventerà l’ex Isochimica. Perché quel luogo appartiene prima di tutto a chi lo ha vissuto, a chi ne ha subito le conseguenze e a chi oggi chiede che Avellino non dimentichi», conclude il presidente di Legambiente Avellino.