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Claudio Baglioni ha riportato la grande musica d’autore sul palco del Teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino, regalando al pubblico una serata di quelle che restano impresse. Tre ore e mezza di spettacolo, ventidue brani tra classici e nuove interpretazioni, una scenografia essenziale e una presenza scenica che, anche a 74 anni, non conosce cedimenti.

Il cantautore romano è tornato in Irpinia con la tappa del suo tour pianistico, un viaggio nella memoria e nella poesia che da mesi riempie i teatri d’Italia. Nessun effetto speciale, nessuna distrazione visiva: solo lui, il pianoforte, la chitarra e la voce che ha accompagnato generazioni intere. Un concerto che ha saputo tenere insieme nostalgia e ricerca, passato e presente.

Baglioni ha aperto la serata con “E tu come stai?”, lasciando che il pubblico completasse i versi. Poi una lunga sequenza di capolavori — da Strada facendo a Mille giorni di te e di me, fino a Avrai — rivisitati con arrangiamenti delicati e momenti di dialogo diretto con la platea. Ogni canzone è diventata racconto, ogni nota un frammento di vita condivisa.

La risposta del pubblico è stata calorosa, con applausi continui e un’atmosfera sospesa, quasi religiosa. In sala, molti spettatori arrivati da fuori provincia e una folta presenza femminile, da sempre colonna portante del “popolo baglioniano”.

Nel corso della serata non sono mancati i riferimenti a Oltre, l’album del 1990 che ha segnato una svolta nella carriera del cantautore. “È stato un disco di passaggio — ha raccontato Baglioni —, quello in cui ho capito che la musica può diventare ricerca, non solo mestiere.” Un pensiero che riassume l’intera filosofia del concerto: trasformare l’esperienza in conoscenza, l’emozione in arte. A fine spettacolo, il pubblico si è alzato in piedi in un lungo applauso. Baglioni ha ringraziato con un sorriso, salutando Avellino prima di chiudere con “Questo piccolo grande amore”, cantata all’unisono da tutta la sala. Dopo le tre date irpine, il tour farà ritorno al Teatro San Carlo di Napoli. Ma la tappa del Gesualdo resterà tra quelle più intense: una serata in cui la musica ha ritrovato il suo senso originario — un dialogo sincero tra chi suona e chi ascolta.