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Il basket italiano e internazionale piange la scomparsa di Mabel Bocchi, figura iconica della pallacanestro femminile, morta all’età di 72 anni. Nata a Parma nel 1953 da padre italiano e madre argentina, Bocchi visse l’adolescenza in Irpinia, dove mosse i primi passi verso una carriera leggendaria. A soli 15 anni esordì in Serie B con la Partenio Avellino, contribuendo alla storica promozione in Serie A. Fu l’inizio di un ciclo straordinario per la formazione biancoverde, impreziosito anche dalla partecipazione alla Coppa Ronchetti. In quegli anni, sotto lo sguardo attento di tecnici come Costantino Pepe e Gerardo Maglio, la giovane Mabel mostrò già il talento e la personalità che l’avrebbero proiettata nell’élite del basket europeo.

Il trasferimento al GEAS Sesto San Giovanni la consacrò tra le più grandi di sempre: otto Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni e il bronzo agli Europei del 1974 con la Nazionale. Nel 1975 arrivò il riconoscimento che nessuna italiana aveva mai ottenuto: Mabel Bocchi fu votata miglior giocatrice del mondo dalla FIBA, simbolo di un dominio tecnico e caratteriale che superò i confini nazionali.

Terminata la carriera, divenne volto televisivo autorevole, apprezzata opinionista della Domenica Sportiva negli anni ’80 e ’90, contribuendo a portare il basket femminile al centro del dibattito sportivo.

“L’Unicusano Avellino Basket esprime profondo cordoglio per la sua scomparsa – si legge nella nota –  Cresciuta nella Partenio, Bocchi resterà nel ricordo collettivo non solo per i titoli vinti, ma per la capacità unica di accendere entusiasmo attorno alla pallacanestro femminile”.

FOTOCOPERTINA: avellinesi.IT