Si consolida la linea dura della giustizia amministrativa contro il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale campano. Due recenti pronunce segnano infatti un punto fermo in materia di interdittive antimafia, confermando i provvedimenti adottati dalle prefetture e ribaltando, in un caso, anche l’esito favorevole ottenuto in primo grado dalle aziende coinvolte.
Con una sentenza pubblicata il 16 marzo 2026, il Consiglio di Stato ha definitivamente confermato l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Avellino nei confronti di una società attiva nei settori del calcestruzzo e dell’edilizia, il gruppo “Marinelli”.
I giudici di Palazzo Spada hanno accolto l’appello del Ministero dell’Interno, riformando la decisione del Tar Campania (sezione di Salerno) che, nel maggio 2025, aveva invece dato ragione all’azienda.
Alla base della decisione, un articolato quadro indiziario raccolto dalle forze dell’ordine e confluito nel dossier prefettizio. Secondo il Consiglio di Stato, gli elementi acquisiti delineano una “prognosi di permeabilità criminale”, fondata su indizi molteplici e concordanti che evidenziano rapporti non occasionali tra l’impresa e ambienti della criminalità organizzata.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio, confermato anche da un’altra recente pronuncia, questa volta del Tar Toscana, che ha respinto i ricorsi presentati da una società del Gruppo Marinelli, sempre la holding con sede in provincia di Avellino operante nel settore immobiliare ed edilizio. La società è proprietaria di un hotel a quattro stelle situato a Firenze, nella zona di Ognissanti.
L’azienda aveva impugnato l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Firenze — basata su accertamenti di carabinieri, Guardia di finanza, polizia e Direzione investigativa antimafia — nonché il diniego di iscrizione nella cosiddetta “white list”, l’elenco delle imprese ritenute non esposte a rischio di infiltrazioni mafiose. Contestato anche il provvedimento del Comune di Firenze che ha disposto il divieto di esercizio dell’attività alberghiera.
I giudici amministrativi toscani hanno ritenuto fondate le valutazioni prefettizie, sottolineando come emerga un sistema di relazioni consolidato nel tempo tra la famiglia alla guida del gruppo imprenditoriale e diverse consorterie criminali attive in Campania. Nelle sentenze si fa riferimento a rapporti storici e continuativi con organizzazioni quali la Nuova Camorra Organizzata, la Nuova Famiglia, il clan Clava di Afragola, il Nuovo clan Partenio e il clan dei Casalesi.
I giudici evidenziano inoltre come il cosiddetto “self-cleaning” adottato dalla società — consistente nella cessione di quote a un familiare — non sia sufficiente a interrompere la continuità gestionale e il controllo riconducibile al medesimo nucleo familiare.
Alla luce di tali considerazioni, il Tar Toscana ha disposto l’esecuzione dell’interdittiva, con possibili conseguenze immediate sull’attività alberghiera fiorentina, che potrebbe essere costretta alla chiusura.
Nel procedimento si è costituito anche il Ministero dell’Interno, sostenendo la piena legittimità degli atti prefettizi. La società, attraverso il proprio legale, ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato.



















