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Quattro serate, un giardino storico nel cuore di Avellino, migliaia di persone che si sono fermate ad assaggiare, ascoltare, discutere. Si è chiusa così la X edizione di Irpinia Mood, il Food Festival organizzato da Visit Irpinia che ha trasformato Villa Amendola in un grande laboratorio di gusto e di idee. Il percorso prosegue a ottobre con la Festa di Fine Raccolto.

Nato nel 2015 per raccontare l’Irpinia attraverso la sua tradizione enogastronomica, in dieci edizioni Irpinia Mood ha costruito una piattaforma relazionale che mette in connessione chef, produttori, imprese e professionisti del settore.

Il tema INTOLLERANTI partiva da una domanda aperta: come cambia la cucina quando cambiano le esigenze, le abitudini alimentari e il rapporto con ciò che mangiamo? Dalle allergie e intolleranze, il festival ha allargato la riflessione alle questioni che interessano il sistema alimentare, tra identità locali e influenze globali, memoria e sperimentazione, regole e creatività.

Sono state circa 15.000 le presenze registrate a Villa Amendola nelle quattro serate del festival. A queste si aggiungono circa 120 pernottamenti nelle strutture ricettive di Avellino nell’arco di sei giorni, tra addetti ai lavori e visitatori arrivati in città per l’evento.

Numeri che raccontano la capacità della manifestazione di generare valore, coinvolgendo pubblico, attività e strutture locali.

Il festival ha coinvolto 97 chef, chiamati dalla direzione gastronomica di Mirko Balzano a interpretare il tema attraverso un vincolo condiviso: rinunciare, nella realizzazione del proprio piatto, ad almeno uno dei cinque principali allergeni tra glutine, lattosio, uova, arachidi e frutta a guscio.

Il risultato è stato una moltitudine di interpretazioni, la prova di come la cucina possa rispondere a esigenze differenti mantenendo riconoscibile la firma di chi le ha pensate.

Accanto agli chef arrivati da tutta Italia e oltre, con tecniche e linguaggi differenti, gli chef irpini hanno contribuito a raccontare prodotti e tradizioni della cucina locale attraverso i loro piatti.

Il rapporto tra cucina e territorio è stato rafforzato dalla collaborazione con Coldiretti Avellino, che ha coinvolto produttori selezionati e portato nelle cucine del festival materie prime espressione dell’agricoltura irpina.

Tra queste il fagiolo quarantino di Volturara, la cipolla ramata di Montoro, il pecorino di Carmasciano, il caciocavallo podolico, la nocciola di Avella, i peperoncini di fiume, le percoche e lo zafferano dell’Alta Irpinia.

La qualità di ciò che arriva nel piatto dipende anche dalle scelte fatte ogni giorno nei campi, negli allevamenti e nelle aziende che trasformano ciò che la terra offre.

Accanto alle degustazioni, il programma ha ospitato momenti di confronto con ricercatori, giornalisti, imprese, nutrizionisti e rappresentanti istituzionali.

Quattro panel hanno affrontato quattro aspetti diversi del tema INTOLLERANTI: ALIMENTI ha affrontato la sicurezza alimentare e il rapporto tra salute pubblica e sistema produttivo. ESCLUSIONI ha parlato di chi resta fuori dai modelli alimentari dominanti. RIMANENZE ha guardato agli scarti e a ciò che la filiera lascia indietro. SILENZI ha aperto uno spazio su tutto ciò di cui non si parla quando si parla di cibo.

Per il decennale, il Food Truck di Irpinia Mood ha trovato un compagno “di viaggio” in Alborea, gruppo irpino da anni al fianco di chi percorre le strade italiane.

Insieme hanno proposto un panino diverso ogni sera, con i sapori del territorio protagonisti e sempre disponibili anche in versione senza glutine.

Villa Amendola, dimora settecentesca nel cuore di Avellino, ha accolto le quattro serate del festival. L’orto botanico, gli spazi della villa e le grotte sotterranee hanno accompagnato il pubblico, trasformando un luogo storico della città in uno spazio di partecipazione.

Una scelta coerente con uno degli obiettivi del festival: creare nuove occasioni per vivere e conoscere i luoghi dell’Irpinia.

Quattro escursioni curate da Coldiretti Avellino hanno portato giornalisti di settore, chef e produttori a scoprire circa 30 realtà locali, tra aziende agricole, cantine, caseifici e produttori.

Non sono mancati gli assaggi dei prodotti simbolo del territorio: dal caciocavallo podolico alle ricotte di Bagnoli, fino al tartufo nero e ai funghi porcini, il tutto accompagnato da fiano, aglianico e birre artigianali.

Dall’Alta Irpinia alla Valle Ufita-Baronia, dalla Valle d’Ansanto all’area Serinese-Solofrana: visite e incontri in cui chi fa ricerca e racconta il cibo ha potuto vedere i luoghi, conoscere le persone e comprendere i processi. Sono relazioni che continuano anche quando il festival finisce e che costituiscono uno dei valori centrali del progetto.

Il calendario prosegue con la Festa di Fine Raccolto, in programma a Cassano Irpino dal 16 al 18 ottobre, uno dei momenti più significativi del calendario agricolo: quello in cui il lavoro nei campi si trasforma in raccolto, e il raccolto diventa occasione di condivisione.

Un filo conduttore che lega ogni tappa del progetto: raccontare l’Irpinia, le persone e le relazioni che nascono intorno alle produzioni. Una missione che si rinnova anche nell’Irpinia Mood Lab di Avellino Scalo, spazio permanente che ospita chef, produttori, ricercatori e artigiani.

Dietro ogni edizione c’è l’ambizione di superare l’idea del cibo come sola dimensione conviviale, trasformandolo in uno strumento di dialogo tra persone, comunità e sensibilità diverse. È la visione di Alessandro Graziano, Founder di Irpinia Mood, portata avanti insieme alla squadra che lavora al progetto.

L’edizione 2026 ne è la conferma: partecipazione, qualità delle proposte e capacità di coinvolgere l’intero territorio.