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E’ bufera al Polo Liceale di Ariano Irpino all’indomani della pubblicazione della Circolare n. 85 del 16 ottobre 2026 (pubblicata ufficialmente il 17 ottobre), avente ad oggetto la gestione delle “assenze collettive“ legate alla manifestazione studentesca tenutasi ad Avellino e in tutta Italia.

Nel testo emesso dall’istituto, la dirigenza ha bollato la partecipazione alla manifestazione come assenza collettiva non giustificata, stabilendo procedure straordinarie ed estremamente rigide per la giustificazione dei singoli studenti. Secondo la circolare, l’ordinaria procedura digitale non è considerata sufficiente: i genitori sono costretti a recarsi personalmente presso la struttura scolastica muniti di documento di identità per firmare un modulo cartaceo. Nonostante questa complessa trafila, l’assenza resta comunque registrata formalmente come ingiustificata sul registro elettronico. A rendere il clima ancora più teso è il monito formale espresso dalla scuola sull’impatto della giornata nei confronti del voto di comportamento e l’assegnazione dei crediti scolastici per l’esame di Stato nel triennio finale, richiamando inoltre le famiglie a vigilare sulla frequenza futura.

Di fronte a queste disposizioni è arrivata immediata e durissima la reazione del collettivo studentesco e di Enrico Franza, ex sindaco e attuale consigliere comunale di Ariano Irpino, che ha definito la misura un grave errore metodologico e concettuale che il dirigente scolastico ha ancora il tempo di ritirare e correggere. Franza ha evidenziato come la scuola si trovi di fronte a una palese contraddizione pedagogica: da un lato si insegna nelle ore di educazione civica il valore della Costituzione e dell’articolo 17, che garantisce il diritto di riunirsi pacificamente, dall’altro si trattano come trasgressori gli studenti che decidono di mettere in pratica quegli stessi principi e far sentire la propria voce in piazza.

Tra le critiche più aspre avanzate da Franza e rilanciate dagli studenti vi è il paradosso procedurale della giustificazione obbligatoria di persona che resta comunque bollata come ingiustificata, una scelta descritta non come un adempimento burocratico ma come un rito punitivo che trasforma le famiglie in involontari sorveglianti e smentisce lo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti. Il timore diffuso tra i ragazzi riguarda la minaccia velata sui crediti per la maturità, giacché pretendere una soglia minima di condotta senza considerare l’impegno civico rischia di penalizzare il futuro accademico di chi rivendica liberamente le proprie idee.

Evidenziando anche approssimazioni formali nella circolare — tra discrepanze sulle percentuali e l’uso improprio della condotta come deterrente — il fronte di protesta ribadisce che la scuola non deve comportarsi come una caserma e che la risposta all’interesse dei giovani per la cosa pubblica non può mai essere la sanzione o la minaccia.