Legambiente presenta il dossier “Caldo senza confini: diseguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia in Campania” che restituisce la fotografia termica della Campania negli ultimi dieci anni, mettendo in luce il legame indissolubile tra crisi climatica e disuguaglianza sociale. L’indagine abbraccia per la prima volta contemporaneamente i cinque capoluoghi di provincia – Napoli, Salerno, Caserta, Benevento e Avellino – un territorio che ospita quasi un milione e mezzo di residenti e concentra la maggiore densità urbanizzata della regione.
Avellino è apparentemente il capoluogo campano più fresco, con una temperatura media estiva comunale registrata di 36°C nel decennio 2015–2025. Un dato favorito dalla sua altitudine appenninica (350 metri s.l.m.) e dalla vicinanza ai rilievi boscosi del Partenio. Tuttavia, le analisi satellitari dimostrano come questa media sia fuorviante e nasconda forti anomalie interne dovute alla cementificazione e al disegno delle aree produttive e urbane. La rilevazione della temperatura al suolo mappa tre contesti termici drasticamente differenti all’interno dello stesso confine comunale: Nucleo Industriale di Pianodardine (50°C) dove si registra il picco massimo cittadino.
I grandi capannoni con coperture in lamiera e i piazzali asfaltati per la movimentazione pesante si comportano come enormi collettori solari, accumulando e irradiando calore estremo ben oltre la temperatura dell’aria circostante.Centro Urbano Consolidato (44°C) dove la combinazione di strade asfaltate, edifici fitti e scarsa ombra stradale trattiene il calore in modo persistente su un’area densamente abitata.
Rione Ferrovia – Pianodardine (43°C) un’area periurbana di transizione a edilizia mista (residenze, piccoli artigiani e depositi) priva di ventilazione naturale e di verde, schiacciata dall’accumulo termico di superficie. Il profilo demografico e socioeconomico di Avellino (52.498 residenti, dati Istat 2021) amplifica notevolmente il rischio termico. La città presenta una struttura di popolazione fortemente squilibrata: con un indice di vecchiaia pari a 227 (rispetto alla media nazionale di 193), Avellino è il capoluogo della Campania con la popolazione più anziana in proporzione. Ogni bambino sotto i 14 anni corrisponde a più di due anziani over 65: una fascia ad altissimo rischio clinico durante le ondate di calore, specialmente in condizioni di isolamento. Sul fronte economico, il tasso di occupazione si attesta al 42,6% (quasi venti punti percentuali sotto la media nazionale) con un reddito imponibile medio di €25.210 (dati MEF 2022). Sebbene leggermente superiore a quello di Napoli, la fragilità economica di una larga quota di famiglie non occupate rende difficile l’accesso o il mantenimento energetico di sistemi di climatizzazione domestica.
Il caso di Avellino dimostra che il rischio termico non è un problema limitato alle grandi metropoli di pianura: anche un centro appenninico può trasformarsi in una trappola di calore se lo sviluppo urbanistico non integra corridoi di ventilazione, de-impermeabilizzazione e forestazione urbana.




















