Un allenatore in rampa di lancia, una Coppa da provare a mettere in bacheca e una fede smisurata per l’Avellino che lo porta, ogni volta, ad informarsi per conoscere il risultato della sua squadra del cuore. In più, la casa di famiglia ristrutturata, un appezzamento di terreno coltivato a nocciole e il matrimonio al Santuario di Montevergine. Il cerchio si chiude e con esso si spiega tutto l’amore per i colori bianco e verde, con un papà originario di Ospedaletto d’Alpinolo e la mamma di Agnone nel Cilento.
E’ Pellegrino Matarazzo il protagonista di questa storia, allenatore statunitense (è nato nel New Jersey) della Real Sociedad protagonista di una stagione incredibile, tanto da averlo trasformato in poco tempo in uno dei tecnici più analizzati del momento e presi a modello.
Un cognome che ha poco di americano, sangue irpino-cilentano e una passione smisurata per l’Avellino, ereditata dal papà e dal nonno. Una grande passione per il calcio, era difensore ma non c’è mai stata quell’esplosione che avrebbe potuto portarlo a grandi palcoscenici. Meglio da tecnico con l’esperienza nelle giovanili del Norimberga che gli ha aperto le porte della prima squadra all’Hoffenheim come assistente allenatore alle spalle dell’attuale ct della Germania, Julian Nagelsmann.
Nel 2019 la grande occasione allo Stoccarda con la promozione in Bundesliga. Torna dopo qualche anno all’Hoffenheim e lo salva e quest’anno la chiamata dalla Spagna. Un inizio complicato ma adesso la Real Sociedad vola, si trova a ridosso della zona europea ma soprattutto ha centrato la finalissima dei Coppa del Re dove affronterà l’Atletico Madrid del ‘Cholo’ Simeone.
Una gara da giocare e provare a vincere, mettere un trofeo in bacheca e poi tornare a casa per vedere cos’avrà fatto il suo Avellino.



















