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L’Irpinia perde abitanti, ma soprattutto perde giovani. È questo il dato che emerge leggendo la struttura demografica della provincia e mettendo insieme i numeri dei piccoli comuni con quelli del capoluogo. Al primo gennaio 2026 la provincia di Avellino conta 393.093 residenti. L’età media è di 46,6 anni, mentre l’indice di vecchiaia è arrivato a 226,7: ci sono, in sostanza, circa 227 over65 ogni cento ragazzi con meno di quindici anni.

Il calo della popolazione, dunque, racconta soltanto una parte del problema. L’altra riguarda il progressivo restringimento delle fasce più giovani e diventa particolarmente evidente nei comuni dell’Irpinia interna.

Uno dei casi più significativi è Montaguto. Al trentuno maggio 2026 il paese conta 319 abitanti. Appena 16 hanno meno di quindici anni, il 4,8 per cento della popolazione. Gli over 65 sono invece 119, pari al 35,7 per cento. Il rapporto è di quasi 744 anziani ogni cento under15.

Allargando il dato fino ai 29 anni, il quadro cambia poco. I residenti tra 15 e 19 anni sono 17, quelli tra 20 e 24 sono 19 e quelli tra 25 e 29 sono 18. Complessivamente, quindi, gli under 30 sono 70 su 333 abitanti, poco più di uno su cinque.

Il confronto con gli anni precedenti rende ancora più evidente il fenomeno. Nel 2019 a Montaguto gli under15 erano 34. Sette anni dopo sono scesi a 16. Nel 2023 e nel 2024 non è stata registrata alcuna nascita, mentre nel 2025 ne è stata registrata una.

Montaguto rappresenta uno dei casi estremi, ma non è l’unico. La stessa tendenza interessa diversi centri dell’Alta Irpinia e della Baronia. A Greci, nel 2026, i residenti sono 594. I ragazzi fino a quattordici anni sono 57, mentre gli over 65 sono 224. Significa quasi quattro anziani per ogni under 15. A Cairano la popolazione complessiva è scesa a 281 abitanti e i residenti tra zero e diciotto anni sono appena 19.

C’è poi il caso di Scampitella, utile soprattutto per comprendere come sia cambiata nel tempo la composizione della popolazione. Nel 2002 gli under 15 erano 203 su 1.433 abitanti. Nel 2025 erano diventati 64 su 995. Nello stesso periodo gli over 65 sono passati da 328 a 375, nonostante il comune abbia perso complessivamente più di quattrocento residenti.

È questo il dato che va oltre lo spopolamento. Non diminuisce soltanto la popolazione: cambia il peso delle diverse generazioni. La tendenza riguarda anche realtà più grandi. Nel capoluogo, al primo gennaio 2026, risultano 51.819 residenti. L’età media è salita a 47,7 anni e gli under 15 sono 5.291. L’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 258,3, contro il 156,4 del 2011. In quindici anni il rapporto tra anziani e giovanissimi si è quindi ulteriormente sbilanciato.

La provincia, tuttavia, non presenta una situazione uniforme. Alcuni comuni della fascia occidentale mantengono una struttura demografica relativamente più giovane. Sirignano, Domicella, Montoro, Marzano di Nola, Quadrelle, Moschiano, Forino e Monteforte Irpino presentano età medie inferiori rispetto ai centri più interni. Collegamenti, vicinanza all’area metropolitana napoletana, servizi e maggiori possibilità di spostamento contribuiscono a disegnare una provincia a più velocità.

Il problema assume un peso ancora maggiore quando dai numeri si passa alle conseguenze. Una riduzione consistente della popolazione in età scolare può mettere in discussione la formazione delle classi e, nel lungo periodo, la stessa presenza dei presidi scolastici. Meno giovani significa anche una platea più ristretta per associazioni, attività sportive e commerciali. E soprattutto significa meno persone in quella fascia di età nella quale si formano nuove famiglie e si entra stabilmente nel mercato del lavoro.

C’è poi la questione delle partenze. Studiare o lavorare fuori provincia non rappresenta certamente un fenomeno nuovo per l’Irpinia. Il punto è capire quanti di quei ragazzi riescano successivamente a tornare e quanti, invece, costruiscano altrove la propria vita. È su questo saldo che si gioca buona parte del futuro demografico delle aree interne.

Il rischio è un circuito difficile da interrompere: diminuiscono i giovani, si riduce la domanda di alcuni servizi e, con meno servizi disponibili, diventa ancora più complicato convincere una giovane famiglia a rimanere o a trasferirsi in un piccolo comune.

Per questo la discussione sullo spopolamento non può essere limitata al numero complessivo dei residenti. Un paese può perdere poche decine di abitanti in un anno e contemporaneamente subire un cambiamento molto più profondo nella propria struttura sociale.

È sufficiente tornare al dato di Montaguto: 16 under 15 in un intero comune. Oppure ai 19 residenti con meno di diciannove anni di Cairano. Numeri che incidono direttamente sulla possibilità di garantire un ricambio tra le generazioni.

Il tema era stato sintetizzato, molto prima che la demografia delle aree interne diventasse una questione politica, da una frase che Ernest Hemingway scelse come epigrafe di Fiesta, riprendendola dall’Ecclesiaste: “Una generazione passa e un’altra viene; ma la terra rimane per sempre“.

La terra rimane. E rimangono anche i paesi. Ma perché continuino a essere comunità non bastano le case, le piazze o i centri storici. Servono abitanti. E soprattutto servono nuove generazioni.

I dati del 2026 indicano che per una parte dell’Irpinia la questione non riguarda più soltanto quanti residenti si perderanno nei prossimi anni. Riguarda la possibilità di mantenere scuole, servizi, attività economiche e una popolazione sufficientemente equilibrata tra giovani, adulti e anziani.

La sfida, dunque, non è semplicemente arrestare lo spopolamento. È creare le condizioni perché partire non diventi una scelta obbligata e perché tornare possa essere una possibilità concreta.

Perché dietro le percentuali, gli indici di vecchiaia e le serie storiche c’è una domanda molto semplice: che cosa succede a un paese quando la generazione successiva diventa sempre più piccola? È questa, più ancora del numero degli abitanti persi, la questione che i dati del 2026 consegnano all’Irpinia.