Il copione, da queste parti, rischia di essere un classico già visto. Nemmeno il tempo di mandare in soffitta gli echi della Festa regionale de L’Unità celebrata a Villa Mascolo a Portici – chiusa dalla segretaria nazionale Elly Schlein –, che la carovana dem approda ad Avellino carica del consueto carico di dibattiti, istituzioni e immancabili veleni interni.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre i cancelli di Villa Amendola, in via dei Due Principati, si apriranno per ospitare la Festa de L’Unità provinciale, riproponendo la formula del WEDemocratico targato dalla federazione irpina. Sulla carta, un programma denso e ambizioso che punta a rimettere le aree interne al centro dell’agenda politica campana e nazionale.
Dallo sviluppo economico alla cultura, passando per la sanità, i diritti e il futuro della città capoluogo, gli organizzatori hanno chiamato a raccolta il gotha istituzionale e politico della coalizione progressista: tra gli altri, il presidente della Regione Roberto Fico, il vicepresidente Mario Casillo, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, parlamentari come Piero De Luca, Stefano Graziano e Toni Ricciardi, oltre ai vertici della Segreteria nazionale con la coordinatrice Marta Bonafoni.
Un tavolo affollato per rivendicare, come sottolinea il segretario provinciale Marco Santo Alaia, un «luogo aperto di confronto e partecipazione» capace di fare dell’Irpinia la cerniera delle dinamiche di governo locale e regionale.
Ma l’idillio, ancora una volta, resta confinato al manifesto dei dibattiti. A rovinare il clima di unità della vigilia ci ha pensato la componente dem “Radici e Futuro”, che ha incrociato le braccia e lanciato un affondo durissimo contro la gestione del partito provinciale.
In una nota al vetriolo, la corrente critica accusa direttamente il segretario Alaia e la presidente provinciale Carmen Pellino di aver trasformato la festa in una gestione privata da parte della sola maggioranza: «La Festa dell’Unità dovrebbe essere il momento in cui il PD si incontra, discute e costruisce qualcosa insieme. Ad Avellino, invece, alcuni rappresentanti della maggioranza hanno deciso di organizzarla da soli, lasciando fuori dai preparativi una parte importante del partito».
Nel mirino c’è soprattutto il metodo democratico e il mancato rispetto dei passaggi statutari. Secondo “Radici e Futuro”, infatti, la Direzione provinciale non sarebbe mai stata convocata per discutere né la linea politica del programma né la delibera di spesa per la manifestazione. «Il punto non è partecipare alla festa quando tutto è già stato deciso, ma poter contribuire a pensarla. Una partecipazione curiosa: gli altri vengono coinvolti solo dopo che non c’è più nulla a cui partecipare davvero.È una scelta triste prima che sbagliata, frutto di abitudini maturate in altri partiti dove la partecipazione non era vista di buon occhio».
L’amarezza si traduce così in una decisione drastica: la componente non prenderà parte ai panel della due giorni irpina. Una linea dell’Aventino attenuata soltanto da un’unica eccezione strategica: la presenza garantita esclusivamente ai tavoli in cui interverranno i rappresentanti della segreteria nazionale di Roma.
Un segnale di sofferenza politica che riapre le cicatrici di un partito storicamente diviso da correnti e feudi personali proprio mentre il “laboratorio Avellino” e il campo progressista cercano stabilità di governo. Resta così sullo sfondo il paradosso di un partito che prova a candidarsi come guida alternativa del Paese, ma che al confine di Villa Amendola mostra di faticare ancora a trovare l’unità persino a casa propria.


















