“Il richiamo continuo alla sentenza della Cassazione nella vicenda di Acqualonga (la strage del bus precipitato ad Avellino causando 40 morti, ndr) è un guasto e un boomerang per l’impianto d’accusa che evoca un precedente privo di alcuna rilevanza per questa vicenda”. Lo ha detto l’avvocato Giovanni Paolo Accinni, difensore di Giovanni Castellucci nelle conclusioni della sua arringa difensiva nel processo per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime).
“Si tratta di una sentenza – ha aggiunto – in cui il perimetro della responsabilità penale è stato talmente dilatato da finire per affermare la colpevolezza dell’amministratore delegato di un gruppo multinazionale per il mancato intervento su un bullone ammalorato di una singola barriera su una rete autostradale che si estende per circa tre mila chilometri”.
Per il difensore “il crollo del Morandi non ha nulla a che vedere con l’incidente di Acqualonga perché la corrosione nel punto dello strallo che ha ceduto non è la causa primigenia del crollo. Lo sono i vizi costruttivi occulti riscontrati solo dopo il crollo dai periti: vizi costruttivi occulti, dolosamente posti in essere da autori e coautori che sono rimasti ignoti nell’incompletezza dell’accertamento dell’attività d’indagine”.
Accinni ha ricordato come, in 50 anni di vita del ponte, nessuno dei tecnici esterni o interni ad Aspi chiamati a occuparsene “abbia mai avuto il sospetto che fosse a rischio crollo. Il messaggio che vorrebbe che dell’evento rispondessero non i responsabili, ma chi non li ha scoperti, è un messaggio immorale”.




















