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Il responso è sempre allarmante. “La Campania si conferma tra le regioni con i valori più alti di povertà assoluta, con incidenze superiori sia alla media nazionale sia a quella meridionale”. A stabilirlo è il “Dossier Regionale sulle Povertà in Campania 2025”, presentato oggi dalla delegazione di Caritas Campania a Caserta. Il dossier è basato su fonti ufficiali – Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas, Gimbe – integrate e raccolte dalla rete Caritas dei Centri di Ascolto, dislocati nei territori delle 21 diocesi campane. Per questa regione, nel 2024 risuona ancora un Sos povertà.

I ‘poveri assoluti’ sono cittadini al di sotto di una soglia critica. Vale a dire, quella del costo minimo necessario per acquistare beni e servizi considerati essenziali: alimentazione adeguata, abitazione dignitosa e riscaldata, vestiario, trasporti, istruzione, salute, comunicazione. In Campania, la categoria rappresenta il 10,5% delle famiglie, stessa media del Mezzogiorno (in Italia sono l’8,4%) e l’11,8% degli individui: al Sud (11%) e in Italia (9,8%) sono meno. C’è poi la ‘povertà relativa’. “Misura la mancanza di risorse essenziali per vivere – ricorda il rapporto -, (…) descrive una diversa forma di fragilità: quella di chi, pur non essendo privo del necessario, vive in una condizione di svantaggio economico rispetto alla media della popolazione”. Anche qui la Campania preoccupa: in povertà relativa sono il 20,8% delle famiglie, contro le medie inferiori di Mezzogiorno (20%) e Italia (10,9%); così come gli individui sono il 23%, rispetto al 21,5% del Sud e il 14,9% della media italiana.

Innegabile poi il legame tra povertà e aspettativa di vita. “In Italia è di 83,4 anni in totale – afferma la Caritas-, mentre è di 81,4 anni per gli uomini e di 85,5 anni per le donne. In Campania il recupero c’è, ma resta il gap con il resto del Paese: 81,7 anni in totale, di cui 79,7 anni per gli uomini e 83,8 anni per le donne”. I livelli restano più bassi della media nazionale, ma migliorano sul 2023. A livello provinciale: Salerno 82,6; Avellino 82,5; Benevento 82,3 rappresentano i livelli più alti in regione; Caserta 81,5 e Napoli 81,4 sono leggermente sotto la media regionale. Età media: la Campania resta una regione ‘verde’: 44,5 anni contro i 49,4 dell’Italia. Benevento la più provincia più anziana (47,1), Caserta la più giovane (43,6).

Capitolo lavoro, altre note negative. Quanto ai tassi di occupazione (15-64 anni), disoccupazione e inattività (15-64 anni), i dati mostrano significative differenze con il Paese. “Nonostante le province di Avellino e Benevento – precisa il rapporto – godano di una condizione migliore rispetto al resto della regione”. L’Irpinia ha il tasso più alto di occupazione (52%), i più bassi di disoccupazione (11,6) e inattività (40,5). Subito dopo c’è il Sannio: 50,4 di occupazione, 12,1 di disoccupazione, 41 di inattività. Nella regione, gli indici peggiori a Caserta per l’occupazione (44,3%) e a Napoli per disoccupazione (17,3) e inattività (46). Resta inquietante anche il dato dei Neet (15-29 anni) in Campania: i giovani che non studiani né lavorano sono il 26,9%, a grande distanza dalle medie di Italia (16,1) e Unione Europea (11,2).