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Una buccia di banana o una toppa a un buco più grosso. La mancata presenza del Comune di Solofra all’interno del Consorzio ASI di Avellino  si sta trasformando in una battaglia politica che mira ad offuscare un fallimento e di cose strane in questa situazione ce ne sono. A partire dall’atteggiamento del sindaco Moretti che era presente nel giorno dell’elezione del presidente, lo ha votato, ha approvato il bilancio ma non ha preso parola per chiedere le motivazioni dell’assenza del proprio comune. Più di qualcuno lo ha sollecitato in questi giorni, De Maio in primis, ma c’è stato silenzio, almeno fino alla nuova presa di posizione delle ultime ore: far partire una ‘battaglia’ che mira a rinsaldare la propria posizione e soprattutto a mandare un messaggio che vada in direzione delle aziende e degli imprenditori.
La proposta è uscire dal Consorzio Asi e cominciare a muoversi in autonomia. Una fuga in avanti, l’idea di trasformare in lotta di principio un fallimento.
Ma anche questa idea può avere un risvolto che non aiuta a ricostruire un’immagine amministrativa, anzi.
L’uscita da un Consorzio non è cosa automatica, comporta l’obbligo di ripianare i debiti pregressi e l’ente che decide di uscirne deve farsi carico della quota parte delle perdite e dei disavanzi maturati dal Consorzio durante la permanenza. Tradotto: ulteriori indebitamenti per il Comune di Solofra, già alla prese con la complicata questione di bilancio.
Insomma, una vera e propria corsa ai ripari per il sindaco Moretti che ha perso sul piano politico e ora mira a farsi paladino dell’area industriale di Solofra. Resta una realtà: il comune conciario ha perso la sua espressione nel Consorzio Asi, l’autonomia di certo non può rappresentare la soluzione per un territorio che, invece, ha bisogno di una visione alternativa per lo sviluppo.
Una visione che non può passare per un sindaco che prende parte alla debacle istituzionale in seno al Consorzio, ne vota il bilancio e accetta di essere messo fuori.