Si stringe il cerchio sull’episodio della notte di Pasqua ad Atripalda, dove diversi colpi di arma da fuoco furono esplosi in Contrada Alvanite contro alcune abitazioni. Nelle ultime ore, Pellegrino e Giuseppe Capaccio, padre e figlio, sono stati tradotti in carcere in esecuzione di misure cautelari emesse dall’autorità giudiziaria.
Determinante, secondo quanto emerge, il lavoro investigativo condotto dai Carabinieri, che avrebbero raccolto elementi ritenuti chiari e concordanti nei confronti dei due indagati. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto anche dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, acquisite subito dopo i fatti. La Procura procede con l’ipotesi di tentato omicidio, mentre proseguono senza sosta le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Dai primi rilievi, sarebbero stati esplosi complessivamente undici colpi di arma da fuoco, diretti verso due diverse abitazioni.
Sul fronte investigativo, negli ultimi giorni sono stati convalidati anche alcuni sequestri ritenuti rilevanti: tra questi dispositivi informatici e un’arma da fuoco che, dai primi accertamenti tecnici, risulterebbe compatibile con parte dei colpi esplosi durante la sparatoria. Al momento sono tre le persone indagate. Oltre ai due Capaccio, assistiti dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, figura anche un altro giovane, difeso dall’avvocato Assia Iannaccone. L’episodio, secondo le prime ricostruzioni, si inserirebbe in un contesto di tensioni pregresse tra giovani del posto, appartenenti a nuclei familiari già noti alle forze dell’ordine. Un quadro che rende ancora più delicato il lavoro degli inquirenti, impegnati a chiarire responsabilità e movente.
Nel frattempo, in città resta alta l’attenzione per quanto accaduto durante una notte che avrebbe dovuto essere di festa, ma che si è invece trasformata in un grave episodio di violenza.
Spari di Pasqua ad Atripalda: tre indagati per tentato omicidio

















